FORMAZIONE SICURA PER I GENITORI, PREVENZIONE PER IL PICCOLO

Non è infrequente che le future mamme, ma anche i padri, a mano a mano che il piccolo si sviluppa nel grembo materno, siano preda di una serie di interrogativi che coinvolgono l’emotività e creano molti dubbi.

-Sarò un buon genitore ? Come sarà il rapporto di coppia dopo la nascita?

– Ho abbastanza amore da dare a mio figlio ?

– Come è possibile dare amore a una creatura così piccola e accorgersi che lo riceve e lo apprezza?

– Come mi sentirò quando dovrò rinunciare agli impegni professionali?

– Quali cambiamenti subirà il mio corpo dopo la gravidanza e il parto ?

– Ci saranno complicazioni durante il parto? E se il piccolo nascesse già malato?

– Come dovremo comportarci con un bambino così piccolo?

E’ anche l’epoca in cui si analizzano i rapporti con i genitori e si riaccendono i ricordi dell’infanzia, con gioie, paure, delusioni, rabbie.

– Seguiremo gli esempi educativi dei nostri genitori e sceglieremo un altra via che ci soddisfi di più e più adatta ai tempi in cui viviamo?

 Perché possa costruirsi un rapporto con il bambino e in lui si sviluppi un legame sicuro, bisogna concentrarsi sui concetti di amore e di fiducia.

Queste due pietre basilari per il futuro del piccolo hanno la loro origine nell’armonia del rapporto tra la madre e il padre.

Il tempo della gestazione non sarà soltanto quello degli interrogativi, dei timori, delle ansie, che a volte si trasformano in stati di stress prolungato.

Sarà invece il tempo dell’approfondimento di sé e del rapporto a due.

E’ l’occasione per scoprire la profondità del legame, la solidità di un amore completo senza riserve, ma anche per scoprire e rivelare l’uno all’altro i traumi irrisolti. I genitori che hanno interiorizzato fino dalla prima infanzia un modello di legame insicuro, hanno maggiori difficoltà nell’individuare le necessità del nuovo nato. Di qui si sviluppano, fino dalla vita fetale, dei legami insicuri e si attivano quei disturbi dell’attaccamento che danneggiano il piccolo.

Purtroppo si pongono anche le basi perché il disturbo dell’attaccamento si ripeta di generazione in generazione.

L’insicurezza della relazione, la difficoltà di attaccamento, comporta per il piccolo alcuni rischi che influenzeranno la sua crescita: sviluppo più lento dal punto di vista emotivo e motorio, impossibilità di immedesimarsi nei pensieri e nelle intenzioni degli altri, grande fatica nell’allacciare rapporti basati sull’empatia e sulla fiducia, aggressività in occasione di situazione di conflitto.

Tutti questi elementi negativi fanno di questi bambini dei soggetti che possono sviluppare dei disturbi psichici.

Per queste ragioni, nel 2005, all’Università di Monaco di Baviera,il prof.K.H. Brisch, esperto dei disturbi di attacamento, ha creato il SAFE (Formazione Sicura per i Genitori). SAFE è il titolo del suo libro tradotto in italiano, per le edizioni Fioriti.

K.H.Brisch SAFE – Formazione sicura per i genitori – G.Fioriti editore

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…. E ci voleva il solito studio per capirlo???

Nel lettone con mamma e papà “Nessuna conseguenza per i bebè”

Secondo uno studio dell’università di New York, se il bambino passa la notte ‘in mezzo’ ai genitori non c’è alcun effetto psicologico. Per riabilitare il “co-sleeping” i ricercatori hanno seguito 944 coppie senza rilevare alcuna differenza comportamentale tra chi dormiva da solo e chi no

Continua la lettura >>>>>> La Repubblica   (25 luglio 2011)

L`iPhone insegna il mestiere alle mamme

Tratto da : http://www.uppa.it/index.php


Ormai senza iPhone non si va da nessuna parte. Non si può far bene neppure la mamma.
Andiamo in ordine: cosa deve saper fare la mamma di un neonato? Prima di tutto deve saper entrare in contatto con il bambino (o la bambina), interpretare i segnali che le vengono inviati e rispondere adeguatamente, offendo il seno (o il biberon) oppure semplicemente coccole, sicurezza e pulizia.

Ma i neonati, si sa, non parlano, comunicano invece molto spesso piangendo: perciò una delle prime cose che un genitore deve imparare è interpretare il pianto del suo bambino (o della sua bambina); un esercizio molto importante, probabilmente indispensabile per iniziare un rapporto destinato a durare per sempre.

Tutto questo valeva nell’era passata, cioè l’era A.I. (Avanti iPhone). Oggi la tecnologia ci risparmia molte fatiche, anche quella di comunicare con i nostri figli neonati. Nella nostra era, 3° anno D.I. (Dopo iPhone) basta munirsi dell’indispensabile dispositivo (una spesa abbastanza elevata, ma giustificata dall’infinità di prestazioni che il famoso telefono-gadget è in grado di fornire) e scaricare un’applicazione chiamata Cry traslator. Dopo di che basta avvicinare il telefono al bambino che piange: il microfono registrerà i vagiti e in 10 secondi li tradurrà in uno dei 4 significati possibili: sonno, fame, fastidio, noia, stress.
E poiché, come recita la pubblicità “Il miglior regalo per un bambino è quello di essere compreso da tutti”, va da sé che telefono e relativa applicazione fra un po’ saranno considerati indispensabili da tutti.

E così se l’iPhon dice “sonno” il bambino sarà messo a dormire, se dice “fame” ecco pronto il biberon (non il seno, per carità, l’elegante icona del telefono rappresenta una bottiglia, e bottiglia deve essere!). I problemi cominciano quando il telefono dice “fastidio”: che si fa? Non è che per caso serve un’altra applicazione per capire chi o cosa dà fastidio al nostro bebé? Più facile se dice “noia”: l’iPhone, come si sa, è in grado di riprodurre un film, perciò ci sarà solo l’imbarazzo della scelta su come intrattenere il pupo. E se infine la risposta dovesse essere “stress”? Ci permettiamo una nostra interpretazione: il bambino piange per lo stress di dover cominciare ad usare l’iPhon fin dal primo giorno di vita, perciò la risposta non può che essere: via il telefonino e si ritorna a fare “come gli antichi”.

Più sculacciati, più aggressivi

I bambini che ricevono più sculaccioni intorno ai 3 anni, rispetto ai loro coetanei che non li subiscono, corrono un rischio superiore al 50% di diventare più aggressivi intorno ai 5 anni.
Ne ha parlato la dottoressa Catherine A. Taylor, durante la convention American Public Health Association di San Diego, presentando i risultati dello studio condotto dal suo team, i ricercatori della Tulane University School of Public Health and Tropical Medicine di New Orleans.
“Quando i genitori ricorrono alla disciplina, di solito cercano di insegnare ai loro bambini una lezione per aiutarli a capire e a comportarsi bene, sia nel breve che nel lungo termine” spiega la dott.ssa Taylor, che aggiunge: “Dare uno sculaccione può avere un effetto positivo immediato ma può avere conseguenze negative negli anni successivi”.
Il team della dottoressa Taylor ha osservato un gruppo di famiglie con bambini durante la prima infanzia, rilevando che l’uso frequente di metodi educativi basati sulla punizione fisica, come gli sculaccioni, a distanza di un paio di anni aumentavano nei bambini la tendenza all’aggressività o ne accentuavano i comportamenti aggressivi.
Secondo i ricercatori, bisognerebbe scegliere delle strategie educative che abbiano l’efficacia degli sculaccioni ma che non abbiamo gli stessi effetti negativi.
In pratica, la dottoressa Taylor suggerisce ai genitori di fare riferimento ai consigli dell’American Academy of Pediatrics (AAP), l’associazione che riunisce più di 60.000 pediatri americani.
Ecco i punti cardine che secondo gli esperti aiutano i genitori a impostare un approccio educativo efficace:

  • Pensare prima di parlare. Se dettate una regola o fate una promessa, dovete mantenerla, essere realistici, valutare se il”no” è davvero necessario.
  • Non rafforzare comportamenti e atteggiamenti sbagliati, anche se nell’immediato potrebbe tornare “comodo”. Per esempio, se il bambino fa i capricci mentre fate la spesa e per quietarlo gli date una caramella, la volta successiva in cui vi ritroverete al supermercato tenderà a fare altrettanto per ottenere quello che vuole. I bambini, naturalmente, tendono a riproporre i comportamenti che hanno sperimentato come “efficaci”.
  • Essere coerenti. Si tratta di un impegno difficile: nessuno, precisano gli esperti, riesce a esserlo fino in fondo ma è importante stabilire regole e obiettivi educativi, e rispettarli. Di fronte a continui cambiamenti e tentennamenti, i bambini si confondono e vogliono a scoprire quali siano i veri limiti arrivando ad atteggiamenti di “sfida”.
  • Essere attenti ai sentimenti e alla sensibilità del bambino. Cercare di capire perché il bambino si sta comportando male, significa aver praticamente risolto il problema. Suggeriscono gli esperti: fate sapere al vostro bambino che avete capito il motivo del suo comportamento. È un atteggiamento che aiuta a instaurare collaborazione e trasmette empatia. Per far questo, bisogna osservare, sforzarsi di capire se un comportamento ha un significato speciale, se deriva da gelosia, tristezza, frustrazione. Parlatene con vostro figlio facendogli intendere che avete capito il suo stato d’animo.
  • Imparare dagli errori. Un consiglio che gli esperti dell’AAP danno ai genitori, anche come atteggiamento da trasmettere ai bambini. Gli errori sono opportunità per imparare. Se non siete riusciti a gestire una situazione, spiegano, andrà meglio la prossima volta, soprattutto se vi sforzate di capire dove avete sbagliato e perché. Se avete agito impulsivamente, aspettate di calmarvi, scusatevi con vostro figlio, spiegategli come intendete gestire la situazione in futuro e, naturalmente, siate poi coerenti con quanto gli avete promesso. Questo atteggiamento darà al bambino un buon modello per rimediare ai propri errori.


Fonte: Reuters Health

American Academy of Pediatrics brochure — What is the best way to discipline my child?

Giocare nello sporco fa bene ai bambini

La tendenza degli ultimi anni è quella di proteggere i bambini dallo sporco in maniera eccessiva. La pubblicità pullula di messaggi dove si esaltano i poteri disinfettanti di detersivi per il bucato e saponi antibatterici per proteggere la famiglia dalle infezioni.
La lotta ai batteri è un tema naturalmente importante, che però non deve assumere le prerogative dell’ossessione e dell’esagerazione. Soprattutto durante quell’età in cui il sistema immunitario deve svilupparsi correttamente.
Un recente studio della University of California, pubblicato su Nature Medicine, ha stabilito che i bambini che giocano un ambienti non del tutto puliti hanno un sistema immunitario molto più reattivo. I batteri che si accumulano sulla pelle, risultano particolarmente utili in caso di ferite, andando a ridurre o evitare l’infezione.
“Ciò è dovuto a una molecola, l’acido lipoteicoico degli stafilococchi, un prodotto di questi batteri. Questo composto agisce sui cheratociti, le cellule che si trovano nell’epidermide”, dicono i ricercatori.
Che l’eccesso di igiene fosse dannosa era già stato provato dagli studi sull’aumento delle allergie nei bambini. Quello che non si era ancora scoperto, era il meccanismo che c’era alla base.
“Questo risultato ci permetterà di comprendere le basi molecolari che spiegano l’ipotesi dell’igiene, in questo modo potremo anche elaborare nuovi approcci terapeutici alle malattie infiammatorie della pelle”, concludono i ricercatori.

Fonte: AGI Salute

La scuola familiare o paterna

Che cos’è la scuola famigliare?

E’ la possibilità da parte dei genitori di impartire direttamente l’ istruzione ai propri figli o di avvalersi di figure professionali da loro scelte. La Scuola Familiare (o scuola paterna) è praticata da moltissime famiglie con grande successo negli USA (home-schooling), e sebbene ancora poco conosciuta, esiste anche in Italia, ed è assolutamente legale! Continua>>