Allattamento: bada a come parli e bada a come scrivi!

A volte le informazioni fornite attraverso i media sortiscono un effetto diverso da quello voluto da chi le ha scritte: si vuole informare, aiutare, rassicurare, ma i contenuti e la forma di esposizione sembrano invece suscitare nei lettori, nella lettrice/madre reazioni di scoraggiamento, ansia, rifiuto.

Capita a volte di non avere sottomano le fonti per poter scrivere correttamente di alimentazione infantile oppure non si ha il tempo di indagare su una notizia arrivata in redazione con un comunicato stampa e occorre fidarsi.

Ecco il perchè della nascita di questo libretto in forma unicamente digitale  di 56 pagine , con i contributi dei migliori esperti italiani sull’allattamento che hanno collaborato (gratuitamente): uno strumento chiaro e veloce, con target rivolto proprio alla comunicazione ed ai giornalisti, ancora non esisteva, ed è la chiave di volta per fornire informazioni scientificamente fondate e per catturare l’interesse e l’apprezzamento dei lettori, in particolar modo delle madri che allattano.
Lo scopo di questo libretto realizzato in occasione della SAM – Settimana Mondiale dell’Allattamento 2011, è informare onestamente sull’allattamento i media e far aprire loro gli occhi su cose a cui magari non avevano mai pensato, come capita spesso in tanti settori a chi non è del mestiere. È rivolto anche al grande pubblico, specialmente alle famiglie, e viene lanciato in occasione della SAM con un comunicato stampa condiviso.
Potete trovarlo a questo link.

Buona lettura

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La Cura Naturale della Mamma e del Bambino

La Cura Naturale della Mamma e del Bambino

Gravidanza, parto, allattamento, alimentazione, vaccinazioni e tanto altro

Autori Vari

Un libro chiaro e accurato con tutto ciò che serve sapere ai genitori che si apprestano ad avere un bimbo o che hanno dei figli piccoli e desiderano informarsi sugli approcci più vicini alla natura in tutte le fasi: gravidanza, parto, allattamento fino allo svezzamento e all’alimentazione del bambino.

Grazie all’aiuto di professionisti esperti e sensibili a una visione olistica sfatiamo tanti miti e cerchiamo di ritrovare una via semplice dettata dalle leggi di natura e dal rispetto profondo del bambino, di ogni essere e dell’ambiente in cui viviamo. Il benessere di uno coincide, e non a caso, con il benessere dell’insieme, siamo tutti collegati.

Molti scopriranno che tanti suggerimenti sono gli stessi che dettava loro il cuore, perché quando è l’amore che ci guida e non le paure o le convenzioni, o il sentito dire, si è più vicini al vero bene dei nostri bambini.

“La saggezza dell’evoluzione biologica ha garantito nei lunghi millenni che la madre fosse preparata a partorire, il bambino ben preparato a nascere ed entrambi solidi e adatti a costruire insieme una salda relazione, cui è affidata la sopravvivenza della specie. Non dovremmo sforzarci di porre correttivi alle forze naturali già insite in loro.”
Lorenzo Braibanti

Quando svezzare il lattante? Quando vuole lui

di Lucio Piermarini Pediatra di comunità, AUSL Terni – Quaderni acp 2004

I bambini sono sempre stati in grado di svezzarsi da soli.
La convinzione chel’integrazione della dieta di solo latte con altri alimenti debba essere decisa da esperti e non dalla mamma è relativamente recente. Risale più o meno agli anni Sessanta quando, senza nessuna  prova, il latte materno fu condannato dai pediatri ad essere sospeso a due-tre mesi di vita perché non sarebbe più in grado, a quella età, di garantire una crescita adeguata. Non era e non è vero.
La ricerca scientifica ha, infatti, fatto giustizia, dimostrando non solo l’inutilità ma anche la pericolosità, per un organismo ancora immaturo, della somministrazione di alimenti così diversi dall’unico ideale: il latte materno e, in sua
assenza, dal latte artificiale adattato. Le più importanti organizzazioni mondiali che tutelano la nostra salute, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNICEF, considerano il latte umano l’alimento ideale per i bambini fino a sei
mesi di vita senza alcuna integrazione. Dopo i 6 mesi… Solo dopo i 6 mesi è saggio iniziare, in tutta sicurezza, una diversificazione dell’alimentazione dei bambini. Solo dopo quell’età, il loro apparato digestivo matura pressoché completamente e un certo numero di essi, se continuasse ad assumere solo latte materno, potrebbe manifestare
successivamente una carenza di qualche sostanza nutritiva: più comunemente il ferro.
Per di più si è visto che proprio intorno ai sei mesi di vita i bambini, anche se senza denti, rapidamente imparano a muovere lingua, mandibola e guance come per masticare e deglutire cibi solidi, minimizzando il rischio di soffocamento.
Questo ritorno dello svezzamento a una età più matura ci ha permesso di riscoprire nei bambini ancora allattati, in
prossimità dei sei mesi di vita, tutta una serie di comportamenti in precedenza male interpretati.
In questa età i bambini mostrano di solito una certa eccitazione quando si trovano ad assistere al pasto dei genitori: sgranano gli occhi, allungano le mani e, potendolo fare, arraffano il cibo portandoseloalla bocca; e di solito mostrando
di volerci riprovare quale che sia il sapore gustato. In passato si diceva che i bambini preferivano i cibi saporiti dei genitori alle loro scialbe pappette, iniziate già da parecchio tempo.
Ma in un bambino per cui mangiare vuol dire solo succhiare senza esperienza di altri cibi una simile spiegazione regge
poco. E se invece lo facesse semplicemente perché l’istinto di conservazione gli suggerisce di imitare i suoi genitori
qualunque cosa facciano e, solo dopo aver assaggiato quello che ha portato alla bocca, comprendesse che si tratta di
qualcosa di assimilabile a cibo? Dunque, quello che prima si faceva solo per esperienza e tradizione, ora possiamo farlo
con la sicurezza che ci deriva dalle nostre conoscenze. …accontentiamolo
Dunque, arrivati a sei mesi di vita, giorno più giorno meno, come limite minimo, quando il bambino comincerà a
mandare i suoi segnali di interesse per ciò che state mangiando, non dovrete far altro che accontentarlo. Potete farlo in
occasione di qualsiasi pasto. Dando per scontato che la vostra dieta sia corretta sotto tutti i punti di vista (e se non lo è,
sarà l’unica cosa che dovrete farvi insegnare dal vostro pediatra!); dovrete tener conto soltanto del fatto che il vostro
bambino non ha i denti, e dovrete frantumare voi i bocconi, così come dovremmo far noi adulti masticando. Basteranno pezzettini per la pasta e il pane, una triturazione più fine per la carne (va bene anche un piccolo tritatutto) e ancora di più per verdure e frutta, data la loro indigeribilità per i non erbivori, come noi siamo. Un cibo che non fa male a voi, non farà male neanche a lui.
E gli “alimenti speciali”? I costosi alimenti cosiddetti “speciali per bambini” sono fatti con le stesse materie prime dei vostri, solo che sono preparati dall’industria. Ricordate sempre che furono inventati per svezzare i lattanti immaturi di due-tre mesi; il vostro bambino di sei-sette mesi non ne ha più bisogno. Spizzicando ai vostri pasti, il suo appetito
per il latte diminuirà progressivamente.  Ogni giorno il numero degli assaggi aumenterà, tanto da trasformarsi in vero
pasto, con il mirabile risultato che un bel giorno scoprirete che il vostro bambino mangia normalmente con voi, ai vostri orari, i vostri stessi piatti, sempre con appetito (il suo) e senza lasciare nulla perché è lui che chiede e voi che concedete, e non il contrario. Imparate a mangiar bene, fidatevi di lui e vivrete felici. Risparmiando.

(Questa pagina può essere fotocopiata e fornita ai genitori dei bambini nel primo anno di vita)

Troppe poppate fanno male?


Venerdì 14 gennaio 2001 il British Medical Journal ha pubblicato un articolo che mette in dubbio la raccomandazione dell’OMS di allattare esclusivamente al seno per 6 mesi (l’articolo può essere scaricato gratuitamente a questo indirizzo http://www.bmj.com/content/342/bmj.c5955.full).

I media, in Italia e altrove, hanno ripreso questo articolo e ne stanno diffondendo il discutibile messaggio in un modo che potrebbe confondere le madri e le famiglie con una conseguente riduzione della percentuale di donne che allatta esclusivamente al seno per 6 mesi, periodo raccomandato anche in Italia dal Ministero della Salute e da numerose associazioni professionali. Il quotidiano La Stampa, per esempio, titola “Troppe poppate fanno male” quando non esiste nessuna ricerca e nessun ricercatore al mondo, nemmeno gli autori dell’articolo britannico, che possano dimostrare danni da allattamento al seno.

È curioso che suscitino molto interesse gli articoli che spingono ad allattare di meno, mentre non destano il benché minimo scalpore la grande quantità di studi che dimostrano come, anche nel ricco occidente, i bambini alimentati con latte artificiale o svezzati troppo presto con cibi solidi corrano il rischio di contrarre numerose malattie, da numerose infezioni all’obesità, con altissimi costi per l’individuo, la famiglia, il sistema sanitario, la società e l’ambiente. Non sarà per eccesso di riverenza nei confronti delle multinazionali e delle loro inserzioni pubblicitarie?

È altrettanto curioso come buone pratiche per proteggere la salute dei nostri bambini a costo zero passino in sordina. Un esempio? L’articolo del British Medical Journal paventa tra gli altri il rischio di anemia nei bambini allattati esclusivamente al seno fino ai 6 mesi. L’argomento “ferro” e “anemia” è in gran voga ultimamente, come dimostrano le campagne pubblicitarie di alimenti per l’infanzia. Non tutti sanno però che per aumentare efficacemente le riserve di ferro di un neonato e prevenire l’anemia è sufficiente attendere un paio di minuti prima di tagliare il cordone ombelicale al momento del parto. Una pratica del tutto gratuita, priva di rischi, e che rende inutile, per la maggior parte dei bambini, l’uso di alimenti fortificati in ferro (con buona pace di chi li produce).

Chi si occupa di salute dovrebbe informare i genitori che l’indicazione sull’età del cosiddetto svezzamento (il termine corretto è “alimentazione complementare” poiché si tratta, appunto, di introdurre cibi idonei all’età del bambino, proseguendo l’allattamento al seno) è un riferimento generico: si tratta, infatti, di raccomandazioni di salute pubblica, valide a livello di popolazione generale.

Per fortuna i nostri bambini non leggono né le raccomandazioni dell’OMS né gli articoli del British Medical Journal, ma si sanno regolare in base alle loro tappe di sviluppo e ai loro bisogni nutritivi: ogni mamma ed ogni pediatra o altro operatore sanitario sanno benissimo che ci sono dei bimbi che sono pronti ad aggiungere altri cibi al latte materno prima dei 6 mesi (anche se sono rarissimi i bimbi pronti a 4 mesi), come ce ne sono che a 6 mesi non sono ancora pronti, ed allora bisogna aspettare i 7 o gli 8 mesi, continuando ad offrire, senza forzare, cibi sani e sicuri.

L’introduzione di altri alimenti in aggiunta al latte materno è una delle tante tappe dello sviluppo del bambino, e così come per camminare o parlare c’è una grande variabilità da un bimbo all’altro: non tutti i bambini camminano a 12 mesi, ma un genitore non si preoccupa se a quell’età suo figlio non cammina. Come mai non si trasmette la stessa serenità rispetto all’alimentazione? Forse perché, purtroppo, ci stanno dietro enormi interessi economici, e spesso articoli e ricerche pilotati ad arte.

Perché l’articolo del British Medical Journal ed il modo in cui lo presentano i media fanno acqua?

  • È presentato come un “nuovo studio”, cosa che non è, trattandosi semplicemente dell’opinione personale degli autori sulla base di una loro lettura di articoli già pubblicati da molti anni. Autori che tra l’altro non dicono come hanno scelto gli articoli che discutono, di che qualità siano, e quanto siano solide le rispettive argomentazioni.
  • Tre dei quattro autori dell’articolo, Mary Fewtrell, Alan Lucas e David Wilson, dichiarano di aver ricevuto finanziamenti da industrie di alimenti per l’infanzia, non per questo articolo ma per altre loro ricerche ed attività. Questo non li rende certo al di sopra di ogni sospetto.
  • Gli autori non mettono in discussione la superiorità dell’allattamento al seno rispetto all’alimentazione artificiale, né la raccomandazione di continuare ad allattare anche dopo l’introduzione di alimenti complementari, fino a 2 anni ed oltre come dice l’OMS, o fino a quando madre e bambino lo desiderino come dice il Ministero della Salute. Gli autori mettono solamente in dubbio l’età media di introduzione dei primi alimenti in un bambino allattato al seno. Affermano che la raccomandazione dell’OMS (6 mesi) si basa su poche certezze: 18 studi, tra i quali solo 2 controllati e randomizzati, cioè del tipo che offre maggiori certezze. Ma nel mettere in dubbio le prove fornite dall’OMS gli autori citano una quindicina di articoli pubblicati dopo il 2001, cioè dopo le raccomandazioni dell’OMS, nessuno dei quali però offre maggiori certezze rispetto ai 18 studi citati dall’OMS. Anzi, molti di questi studi sono più deboli dei precedenti, ed alcuni portano addirittura acqua al mulino dell’OMS.
  • Gli autori citano poi, scorrettamente, due studi controllati e randomizzati tuttora in corso in Gran Bretagna, quasi a dimostrare che, se si fanno questi studi, è perché ci sono dubbi sulle raccomandazioni OMS. Ma non ha senso citare studi non ancora conclusi né pubblicati a sostegno delle proprie opinioni, dato che non si sa nemmeno a quali conclusioni porteranno.
  • Senza portare nessuna prova, l’articolo suggerisce che una ritardata (a 6 mesi) introduzione di alimenti complementari potrebbe favorire l’obesità. Secondo gli autori, è meglio anticipare l’assaggio di nuovi sapori, soprattutto quelli amari tipici delle verdure, per abituare il bambino ad apprezzarli e gradire quindi, più avanti con l’età, una dieta variata. Gli autori si dimenticano di dire che il bambino allattato al seno (e prima ancora durante la gravidanza) ha già sperimentato tutti questi sapori, che passano nel latte materno (e nel liquido amniotico). Inoltre l’obesità potrebbe essere dovuta a fattori indipendenti dall’allattamento e dalla sua durata: il rischio legato ai cibi spazzatura e alle bibite zuccherate (prodotti dalle stesse multinazionali che producono cibi per l’infanzia) è noto da molti anni!
  • Portando a sostegno delle loro tesi articoli che in originale presentano già i loro risultati come preliminari e bisognosi di conferme, gli autori suggeriscono anche che una ritardata (a 6 mesi) introduzione di alimenti complementari potrebbe favorire l’insorgere di allergie e celiachia. Si tratta solo di ipotesi. La Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica aveva già discusso l’ipotesi della celiachia alla fine del 2009 ed aveva considerato le prove disponibili insufficienti a fornire certezze. Quanto alle prove riguardanti le allergie, si tratta pure in questo caso di ipotesi, legate del resto al fatto che tuttora si ignora l’origine delle allergie.

Articoli come quello britannico hanno l’unico risultato di creare confusione nei genitori e con ogni probabilità vanno a vantaggio solamente di chi produce alimenti per l’infanzia, dato che permette di guadagnare una considerevole fetta di mercato, cioè quella dei bambini tra i 4 e i 6 mesi.

I giornalisti e i media dovrebbero approfondire in maniera indipendente da altri interessi l’argomento, prima di contribuire ad aumentare la confusione.

In rete sono reperibili numerosi altri commenti a questo articolo, tra i quali citiamo quelli delle risposte rapide sullo stesso sito del British Medical Journal (http://www.bmj.com/content/342/bmj.c5955/reply#bmj_el_248152) e:

Per ulteriori informazioni:

IBFAN Italia www.ibfanitalia.org

MAMI Movimento Allattamento Materno Italiano www.mami.org
SCARICA QUESTO COMUNICATO IN PDF

Bambini da indossare

Articolo di Sonia Bozzi

Tratto da  http://www.uppa.it/dett_articolo.php?idr=41&ida=601&idb=59Nel 1986 l’autorevole American Academy of Pediatrics pubblicava i risultati di un esperimento in un modernissimo ospedale di Montreal. Il  campione era formato da  99 mamme e dai loro neonati. Lo scopo era quello di verificare se, come qualcuno credeva, i bambini tenuti in braccio presentavano una riduzione significativa del pianto rispetto a quelli che, invece, venivano lasciati nella culletta. La risposta forse può apparire scontata, ma per la scienza nulla è vero se non è misurabile. Così, dopo aver verificato che effettivamente i neonati portati in braccio piangevano il 45% in meno degli altri, e che anche nelle ore serali, quelle peggiori, quasi non piangevano affatto, allora hanno scritto che sì, effettivamente, non si può negare: tenere in braccio i bambini, o tenerli a contatto con il corpo delle madri, fa bene.
Chissà quale faccia avrebbero fatto di fronte a tali conlcusioni tutte quelle donne, nate prima che le case farmaceutiche inventassero il latte artificiale, che per poter lavorare si  infagottavano addosso i loro neonati con fasce improvvisate, o quelle  madri del cosiddetto terzo mondo che, ancora oggi,  si portano addosso i loro bambini anche quando sarebbero in grado di camminaare, bambini che, guarda caso, piangono la metà dei nostri, non soffrono di coliche gassose e non si succhiano il dito?
Sono passati molti anni dall’articolo americano, esattamente 23 anni, e qualcuno sembra aver imparato la lezione. Adesso questo modo di portare i bambini è diventato una moda ed è stato ribattezzato Baby wearing, un inglesismo che trasforma una pratica vecchia di secoli in uno stile pratico e divertente, un po` etno e un po` hippy.

Negli anni ‘70, quindi molti anni prima dell’esperimento nel reparto pediatrico di Montreal, in Colombia, paese del terzo mondo, veniva sperimentata con successo la Kangaroo mother care, ovvero la “Cura della madre-canguro”, che esprime con altre parole lo stesso concetto del Baby wearing, con la differenza che si usa in riferimento ai bambini prematuri.
Negli ospedali colombiani le cullette termiche erano insufficienti e il numero di bambini prematuri troppo alto. Così si è pensato: se funziona con i cuccioli di canguro, funzionerà anche con i cuccioli di uomo. E così è stato.
Negli anni successivi molti studi hanno confermato i benèfici effetti del contatto tra mamme e bambino anche sui neonati con un peso inferiore ai 600 grammi. Oggi sappiamo che la Kangaroo mother care permette al neonato di mantenere una  temperatura corporea costante, migliora il ritmo cardiaco e respiratorio riducendo le apnee, favorisce l`allattamento al seno, determinando una riduzione significativa delle infezioni gastrointestinali; quindi, diminuisce fortemente il ricorso ai farmaci e ad ulteriorei cure che esporrebbero comunque il neonato a dei rischi; in ultima analisi, riduce l’eventuale durata e i costi di ospedalizzazione, assicurando complessivamente una maggiore percentuale di sopravvivenza del neonato.

Dal 1979 questa pratica si è estesa a molti paesi del Centro e del Sud-America, ma nella nostra ricca Italia è utilizzata sempre a piccolissime dosi e con molta diffidenza, come se il bambino potesse essere curato e salvato solo dai medici, come se il corpo della madre non potesse essere all’altezza di competere con le modernissime e costosissime attrezzature ospedaliere.
Lo hanno dimostrato gli scienziati, lo dimostra l’evidenza dei risultati. Forse non si tratta di competere, ma solo di collaborare, fare insieme, medico, mamma e bambino, sfruttando le facoltà di ognuno, innate ed acquisite, mettendo al centro di tutto l’unica cosa che rende possibile e migliora la nostra vita: la relazione.

NON SOLO MARSUPI
Fascia lunga, fascia elastica, marsupio, zaino, amaca: tutti strumenti semplici che consentono di portare a contatto con il proprio corpo, bambini fino all’età in cui possono camminare. Si trovano in vendita nei negozi di articoli per l’infanzia e su internet; ma non è difficile realizzarli semplicemente con il “fai da te”: basta una striscia di stoffa resistente e lavabile, di lunghezza variabile fra 2,5 e 5 metri, a seconda della taglia del genitore, della larghezza di 70 cm, con i bordi a doppia cucitura: la mamma (o il papà) imparerà presto come legarla intorno al suo corpo.

GenitoriChannel

La TV di chi sta diventando genitore, di chi lo è già, di chi è figlio in qualsiasi stagione della vita, di chi si fa domande, di chi  ha voglia di mettersi alla prova, di chi vuole condividere ciò che ha scoperto.

GenitoriChannel è la TV che ci accompagna verso il mondo come lo vorremmo, a fianco dei nostri figli.

questo il link

ALLATTAMENTO AL SENO: PRECISAZIONI DEL COMITATO NAZIONALE MULTISETTORIALE PER L’ALLATTAMENTO MATERNO DEL MINISTERO DELLA SALUTE

Comunicato n. 64 del 5 marzo 2010

UFFICIO STAMPA

Con riferimento alla frequente diffusione di notizie e articoli che hanno l’effetto di svalutare l’allattamento al seno, il Comitato intende ribadire alcuni principi di carattere generale.

I benefici relativi a questa pratica naturale sono conosciuti, studiati e supportati da evidenze molto solide. Tali benefici riconosciuti sono già numerosi ma, molti altri probabilmente, rimangono inesplorati.

L’allattamento al seno esclusivo non è tanto il “metodo ideale” bensì “la norma e il modello di riferimento rispetto al quale tutti i metodi alternativi di alimentazione devono essere misurati in termini di crescita, salute, sviluppo, e qualsiasi altro esito a breve o lungo termine” (UE)

Vale la pena di ricordare che l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi assicura una crescita, uno sviluppo ed una salute ottimali. Dopo quest’età, l’allattamento al seno, con l’aggiunta di alimenti complementari appropriati, continua a contribuire alla crescita, allo sviluppo ed alla salute del lattante e del bambino.

Una particolare attenzione deve essere volta a considerare che notizie fuorvianti o interpretazioni non puntuali e/o parziali di articoli scientifici possono condizionare i comportamenti fino a provocare la cessazione precoce dell’allattamento al seno con possibili ripercussioni sociali, economiche e di salute per le donne, i bambini e la comunità. Per quanto sopra riportato, il Comitato intende prendere le distanze da ogni tentativo di delegittimare l’allattamento al seno e auspica una particolare attenzione da parte di tutti gli organi di informazione al fine di evitare di influenzare negativamente, sia con testi che con immagini, uno dei principali determinanti della salute umana.

Ufficio Stampa del Ministero della Salute
Dirigente: D.ssa Annunziatella Gasparini

Tel.:06/59945289-5397

mail:ufficiostampa@sanita.it

Lungotevere Ripa,1- 00153 Roma