“Quest’istante della nascita, questo momento di fragilità

estrema, come bisogna rispettarlo!

Il bambino è tra due mondi. Su una soglia. Esita.

Non fategli fretta non spingetelo. Lasciatelo entrare.

Che momento! Che cosa strana!

Questo esserino che non

è più un feto e non ancora un neonato.

Non è più dentro la madre, l’ha lasciata. Eppure lei

respira ancora per lui.

E’ l’istante analogo a quello in cui l’uccello corre con le

ali spiegate e poi di colpo, appoggiato sull’aria, volerà.

Un momento ineffabile, impalpabile, il momento

della nascita, quello in cui il bambino lascia la madre…

Lasciate stare il bambino. Lasciatelo fare.

Il bambino viene dal mistero. E sa.

Non intervenite. Lasciatelo stare. Lasciatelo fare.

Lasciategli il tempo.

Il sole si alza forse di colpo?

Tra il giorno e la notte non indugia forse l’alba incerta,

e la lenta, maestosa gloria dell’aurora?

Lasciate alla nascita la sua lentezza e la sua gravità”.

Frédérick Leboyer “Per una nascita senza violenza, Bompiani

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“Proprio nei momenti misteriosi del parto la donna è a diretto contatto con una forza primordiale e con l’immensità della vita, la paura e il terrore derivano dal fatto che le strutture mentali in quei momenti di travaglio crollano e lei vede sfaldarsi i limiti de suo io.”  (…) “La donna non deve dire ‘Io partorisco’, ma piuttosto ‘Io sono il mezzo attraverso cui avviene qualcosa di incontrollabile” (Frédérick Leboyer)

dal libro “Sobrietà” (Ed. Feltrinelli)

Gli adulti sono talmente convinti che il consumo sia un modo per rimarginare le ferite nei rapporti fra le persone che lo usano come mezzo per recuperare anche il rapporto con i figli. Quanti genitori, afflitti dal senso di colpa per aver trascurato i loro figli, credono di rimettere tutto a posto con un bel giocattolo? Il potere ci fa credere che la nostra felicità passi solo attraverso il possesso: così abbiamo ignorato le altre dimensioni dell’essere umano: la spiritualità, la socialità, l’affettività, la gratuità.