Comunicazione materno-fetale

I nove mesi che precedono “L’incontro” tra madre e piccolo, non devono essere vissuti solamente come un semplice periodo di attesa, ma possono e devono essere utilizzati per instaurare e coltivare un primo dialogo fra madre e figlio.

La nascita allora potrà essere per entrambi il “ritrovarsi” di due esseri che si conoscono da tanto tempo e non hanno mai smesso di amarsi (Relier J.P., Amarlo prima che nasca, 1993)

La musica e la vibrazione del canto materno sono il canale privilegiato della comunicazione non verbale del feto con la madre. Se vuoi godere di un momento dedicato ad approfondire la conoscenza di te stessa, se intendi da subito approfondire la conoscenza del tuo bambino, essere autonomo e in costante ascolto, se vuoi vivere in modo più sereno la tua gravidanza,  mettiti in ascolto, canta ninnananne, racconta filastrocche, parla al tuo piccolino già nella pancia.

Per aiutarti in questo percorso di comunicazione durante la gravidanza ti consiglio questi percorsi:

Grembo Armonico (progetto musicale e vocale per la mamma e il bimbo durante la gravidanza)

Mamme e bimbi in musica (cd per mamma e piccoli)

Dal silenzio … l’ascolto (libro + files musicali scaricabili)

Yoga in gravidanza e accompagnamento prenatale


Claudia Boni, insegnante di Yoga

 

2° edizione riveduta e ampliata del libro “Dal silenzio… l’ascolto” di Filippo Massara, (Ànemos – idee editoriali).

Dal silenzio... l'ascoltoNovità: è ultimata la 2° edizione riveduta e ampliata del libro “Dal silenzio… l’ascolto” di Filippo Massara, (Ànemos – idee editoriali).
La voce è la forma di suono che colpisce più intimamente la sensibilità dell’uomo, fino dall’inizio della sua esistenza, lasciando un segno profondo nel corpo, nella memoria, nell’anima.
Il potere emozionante della voce agisce in noi come un richiamo irresistibile in particolar modo quando viene veicolato dalla tenerezza nelle parole dei genitori o negli slanci affettivi degli adulti.
L’essenza dell’esistere si concretizza e acquista profondità quando decidiamo di metterci in ascolto. Allora il canto, la musica, le voci, incominciano a smuovere delle energie finalizzate alla trasformazione, che è il vero senso della vita.
Acquistando il libro è possibile scaricare anche 7 brani musicali adatti ad accompagnare la pratica del “Neishi” contenuta nel libro, ma anche per un ascolto quotidiano per il relax e il benessere.
Il “Neishi” è un training definito anche come “l’arte di guardare dentro al corpo per trasformare gli spigoli in curve”. La pratica  conduce in profondità all’ascolto e all’osservazione di noi stessi. In questo modo possiamo  cogliere eventuali squilibri emotivi e contraddizioni al fine di trasformarli, permettendo ai canali energetici (meridiani) del nostro corpo di aprirsi all’armoniosa fluidità dell’energia vitale (Qi).

Una traccia nascosta

Dal silenzio... l'ascoltoUn articolo di  Filippo Massara, studioso e ricercatore sugli effetti terapeutici e salutari della musica e del canto, tratto da Movemens (progetto ideato da Tessa Testini che diffonde informazioni, propone fiabe, racconti, tematizza, traccia profili personali, parla di passioni…)

Temo che poche persone sappiano che dentro il nostro cervello esiste un nucleo invisibile di cui non siamo coscienti e che, anni or sono,il professore Mauro Mancia,in una delle sue lezioni all’Università di Milano, definì una specie di scatola nera individuale nel viaggio della vita.

Un luogo dove si sono fissate, per restare attive per sempre, tutte le esperienze che hanno influenzato la nostra strutturazione neuro-cerebrale, le prime fasi del nostro agire nel mondo e la ricerca di stimoli esterni,accolti come un nutrimento necessario per la tensione vitale.
Queste “memorie implicite” sono quelle accumulate dall’inizio della vita fetale fino verso il terzo anno dopo la nascita, nell’epoca in cui incominciamo a usare il linguaggio.
Portiamo, quindi, incisa nella nostra parte più nobile, il cervello, e di riflesso su tutto il corpo, l’eco emotiva del tocco, sonoro e tattile, delle persone e delle cose con cui fino dall’inizio siamo venuti in contatto: una traccia nascosta,che a nostra insaputa influenza i comportamenti di ognuno di noi, per tutta la vita.
La prima forma di sensorialità che si sviluppa nel grembo materno, quella che è stata definita “la pietra angolare dell’esperienza comunicativa umana”, è il tatto.
Dall’ottava settimana di gestazione in avanti, la pelle, che ha avvolto tutto il corpo, svolge il suo ruolo di centralina ricettiva e poi percettiva delle diverse forme di vibrazione, provenienti sia dall’interno, sia dall’esterno dell’“abitazione” del piccolo, la culla placentare, cioè del luogo dove, con lo sviluppo, si assiste a un continuo mutamento delle “forme d’abito” che contengono l’insieme della struttura umana.
Con la pelle, nella vita perinatale, il piccolo ascolta l’ambiente.
Essere in ascolto, fin dai primi istanti di vita, significa essere attratti dagli stimoli sonori che creano un’emozione e una tensione incessante, un movimento di trasformazione, un ponte attraverso il quale inizia il processo di comunicazione con gli altri.
Il piccolo dell’uomo, fin dall’inizio dell’esistenza, è attratto da ciò che può essere definita “la relazione”.
È animato da una predisposizione ad accogliere tutte quelle esperienze percettive che la sapienza corporea indica come ricche di vibrazioni, e che preludono ad una forma di piacere, che a sua volta confina con il senso di sicurezza. Siamo alla soglia di quell’elemento fortemente emotivo che è l’affettività.
Ricevere e dare affetto sono le caratteristiche che fanno dell’animale uomo un ”umano”.
All’inizio della sua vita di “ascoltatore”, vale a dire nell’arco dei primi 45 mesi di vita, egli è affascinato e attratto dal timbro e dal ritmo della voce materna, un suono che ha una qualità rassicurante, contenente un unico possibile significato: un richiamo vitale che è presenza fisica, invito all’attaccamento. Il piccolo non può capire il significato delle parole, perché il sistema neuro-cerebrale si sta appena formando. La voce è un suono emozionante di cui riconosce soltanto l’intensità e la tenerezza degli accenti. Un suono a cui può abbandonarsi.
La madre, nutrendo il desiderio di “ascolto” del piccolo, coinvolgendolo in una serie di esperienze sonore e vibrazionali (voci, canto, musica, carezze) lo introduce alle vie che conducono all’apprendimento del linguaggio e allo sviluppo delle attitudini musicali.
Desiderio di linguaggio e desiderio di musica sono incarnati nell’uomo.
Nello stare in ascolto della voce materna e della musica, il piccolo è coinvolto dal fenomeno della risonanza, nel senso che tutto il suo sistema vitale è avviluppato da un flusso di frequenze acustiche che lo trasformano attraverso i continui rimbalzi di suono.
Il corpo del piccolo si dilata e, come dice il prof. Jean-Luc Nancy, “si apre a sé e al sé, perché risuonando mette in gioco se stesso”.
Risonanza della musica e della voce materna e risonanza del corpo del piccolo finiscono per vibrare in sintonia e le due unità si trasformano in un diapason vivente.

Siamo in presenza di una vera relazione affettiva.
Questo processo comunicativo armonico, fondamentale per la sopravvivenza del piccolo nei primi 45 mesi dopo la nascita, sarà l’humus su cui si possono organizzare le strutture mentali.
La mente potrà allora, lentamente, emergere dall’attività del cervello.
Come dice il neurobiologo e psichiatra infantile americano Daniel Siegel, “Il suono come voce materna e come musica, per il fatto di essere vissuti come risonanza emozionale, facilitano l’ampliamento della mente, che si attua con la sintonizzazione tra aree cerebrali, ma anche tra personalità cerebrali diverse.”Fra cervelli che sono in contatto, che si ascoltano poi organizzano uno scambio di comunicazioni, sulla medesima lunghezza d’onda, dove prevale l’intensità affettiva.
Poiché nelle infinite forme di suono sono conservate le matrici delle prime forme relazionali necessarie per l’equilibrio della specie umana, non è difficile comprendere che l’essenza dell’esistenza si concretizza e acquista profondità quando, riaccendendo le memorie della prima infanzia, decidiamo di essere in ascolto.
È quello il momento in cui il canto, la musica, le voci incominciano a smuovere delle energie finalizzate alla trasformazione,in cui è nascosto il vero senso della vita.
Figli e figlie dell’ascolto della voce materna nella prima infanzia, quando si presentava come il veicolo sonoro della tenerezza, per tutta la vita, saremo attratti dalla voce delle persone che fanno parte degli ambienti in cui ci muoviamo.
La voce che è la forma di suono che colpisce più intimamente la sensibilità dell’uomo.
È il timbro di una voce, al di là dei significati delle parole, a lasciare un segno profondo, nel corpo, nella memoria, nell’anima.
Sono state le voci genitoriali e poi amicali a nutrire i sensi fin dall’inizio dell’esistenza.
I sensi, che nell’uomo non hanno soltanto il compito di percepire la realtà e di farci sentire vivi, ma ci costringono, sulla base delle emozioni, a interrogarci.
Nel silenzio delle nostre regioni profonde,stando in ascolto di noi stessi,cerchiamo allora delle risposte a quella rete di domande che nascono dalle combinazioni degli innumerevoli messaggi sensoriali. Spesso nelle domande che poniamo,a noi è già presente la risposta.
Trovare delle risposte è una necessità biologica, come respirare, come nutrirsi, come amare.
Appare chiaro, in definitiva, che tra il silenzio e l’ascolto si sgomitola il racconto della nostra vita, guidato da quella traccia nascosta nella memoria implicita, ma accompagnato da quelli che chiamiamo i ricordi, che sono la sostanza del nostro pensare e agire, per sempre.
Possiamo allora dire con Aldo Gargani:
Il nostro ascoltare è ricordare, il nostro ascoltare è raccontare… perché alla fine di tutto noi siamo la conseguenza del racconto che ci ha fatto nascere”.

Le parole che avete finito di leggere sono la sintesi dei temi che animano il libro (con allegati alcuni files musicali scaricabili) dal titolo: “dal silenzio… L’ASCOLTO“.

Per maggiori informazioni o per acquistare il libro

Musica e visualizzazioni riducono ansia e insonnia

La musicoterapia, se associata anche a tecniche visuali di relax può ridurre significativamente i sintomi legati alla fibromialgia come dolore, depressione, ansia e difficoltà nel dormire. Ma, è chiaro che se funziona per questo tipo di pazienti può funzionare anche per chi ha altri problemi minori, come stress, dolori vari e, naturalmente, anche ansia.

Lo studio sperimentale è uno dei primi a essere stato condotto in Europa, combinando le due tecniche: la musicoterapia e la visualizzazione in relax. Queste due pratiche insieme hanno dimostrato di rafforzare il benessere personale dei pazienti con fibromialgia e migliorare la qualità della loro vita. I ricercatori spagnoli dell’Università di Granada fanno notare che questa patologia richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge non solo i medici ma anche fisioterapisti, dottori in scienze motorie, psicologi e altri operatori sanitari. La possibilità quindi di insegnare ai pazienti una sorta di auto-terapia che possono fare a casa propria permette di risparmiare risorse e denaro.
Fonte: lastampa.it (sezione benessere)

Musiche consigliate in gravidanza anche per il feto:  Nutriamoci di musica

Altri percorsi consigliati:

Il Grembo Armonico

Gravidanza con la musica

Accompagnamento prenatale

Il feto ci ascolta e impara

I risultati delle ricerche e delle sperimentazioni, compiute negli ultimi 30 anni nel campo della neurobiologia e della psicologia prenatale, hanno rivoluzionato il modo di considerare l’alba della vita, quel periodo di nove mesi in cui il feto si sviluppa nel ventre materno. Tutte le attuali evidenze sembrano confermare una precoce e attiva presenza di un nucleo esperienzale, emozionale e psichico neonatale, e, dunque, una continuità significativa tra la vita psichica prima e dopo la nascita.

Da diversi anni molti ginecologi, ostetriche ed esperti della prenatalità italiani e stranieri sottolineano l’importanza della musica e della voce materna (parlata e cantata) per i loro ampi effetti positivi, che hanno sul “bambino prenatale” e sul suo futuro.

Tutto ciò può essere riassunto con il titolo del recente libro “Il feto ci ascolta e impara…”, che riassume gli studi ultraventennali di un gruppo di ricercatrici della Divisione di Psicologia clinica presso l’Università di Brescia, guidate dal Prof. P. Imbasciati.

(…) Che il feto abbia una vita psichica è oggi universalmente acquisito. Che si possa chiamare “mente” dipende da come la si definisce. Che questa mente sia acquisita attraverso una progressione di apprendimenti fetali e che la struttura funzionale che ne consegue moduli successivamente tutto lo sviluppo dell’individuo, è nozione ormai condivisa da tutti gli studiosi, ma non ancora assimilata dalla nostra cultura. Questo libro descrive il processo di costruzione delle funzioni mentali che si sviluppano nel feto e come gli apprendimenti che le determinano dipendano essenzialmente dalle relazioni del feto con la gestante, e poi del bambino coi suoi caregiver. Tale descrizione è basata e collegata con le ricerche sperimentali. In particolare viene descritta una lunga e laboriosa ricerca condotta dagli autori. Il fuoco dello sviluppo fetale che qui si descrive è posto sugli apprendimenti auditivi del feto: per questo, come nel titolo, ogni genitore dovrà tener conto che “il feto ci ascolta… e impara”. (…)

 

Guarda anche il SET OPERATIVO ” GREMBO ARMONICO” un modo nuovo di vivere la gravidanza e la vita prenatale e di progettare il futuro del bambino.

 

Il canto materno durante la gravidanza

Diversi studi hanno dimostrato che la musica e il canto aiutano la produzione di endorfine che hanno una funzione di antistress e provocano un benessere generale. Durante la gravidanza questo benessere serve sia alla futura mamma sia al bambino: il rilassamento che deriva dall’ascolto musicale o dal canto contribuisce ad abbassare le tensioni, a regolarizzare il battito del cuore e la pressione del sangue. Grazie alla produzione di endorfine, si contrastano la stanchezza e il malumore e si è aiutati a vivere più serenamente la gravidanza.  Il canto ha un ruolo importante anche nella costruzione e nel rafforzamento del legame mamma-bambino attraverso la comunicazione intrauterina. L’ambiente uterino, infatti, non è un luogo silenzioso ma, al contrario, una vera e propria cassa di risonanza grazie al quale il piccolo inizia a comporre la propria “colonna sonora”.

Il canto o l’utilizzo della voce tramite vocalizzi liberi, aiuta ad alleviare i dolori del travaglio e, talvolta, a non provarli affatto. Il canto è una forma di autoanalgesia: cantare libera le endorfine, che svolgono un effetto calmante nell’organismo e attenuano il dolore; inoltre, aumenta la capacità respiratoria, liberando il muscolo del diaframma da tensioni e contrazioni.

Un’altra parte del corpo sulla quale agisce il canto è la gola; attraverso il suono possiamo renderci conto della qualità di rilassamento della gola; è facile comprendere quanto sia importante che questa zona sia rilassata se osserviamo che, nella donna, gola e canale vaginale si “contagiano” cioè, se la gola è distesa lo è anche la zona vaginale, se la gola è contratta la stessa cosa si verifica nella regione vaginale.

Il canto con vocalizzi liberi è anche un mezzo per diminuire l’attività della parte razionale ed aiutare la donna in gravidanza a connettersi con la sua parte istintiva più profonda per lasciar agire le proprie competenze istintive ed innate e andare incontro alla doglia senza opporvisi. La potenza dell’energia del parto viene così assecondata e non contrastata, riducendo i tempi del travaglio stesso.

Infine un ulteriore studio ha rilevato che bambini tra i due e i cinque anni, esposti nella vita prenatale a una certa stimolazione musicale, sono in grado di fare discorsi più organizzati e articolati, sanno memorizzare canzoni lunghe e cantano in modo espressivo.

In varie parti del mondo è usanza di molte civiltà cantare durante la gravidanza e il parto, anche se con modalità diverse. In certe zone è la madre che canta, in altre sono una o più donne che cantano di fronte alla gravida, in altre ancora vengono chiamati a suonare e cantare dei musicisti, soprattutto dal quinto mese di gravidanza in poi. La pratica del canto prenatale si è tramandata di generazione in generazione per molti secoli: ciò sta a testimoniare degli evidenti benefici riportati sia dalla donna sia dal nascituro.

La voce del papà durante gravidanza

Se la voce della madre è senza dubbio la carezza più gradita del bambino, diverse ricerche hanno dimostrato che anche il padre parlando può iniziare un contatto con il proprio figlio. Nei casi studiati si è osservato che il bambino, sollecitato in utero dalla voce del padre che gli diceva semplicemente delle parole in modo dolce e sereno, era capace di riconoscere quella voce e di reagire
emotivamente poche ore dopo la nascita. Infatti se il bambino piangeva la voce del padre riusciva a calmarlo, in quanto quel gradevole suono familiare lo rassicurava dandogli un senso di protezione.
Sappiamo che le frequenze basse sono quelle che giungono con maggior facilità al feto attraverso il filtro del liquido amniotico.  La percezione diventa più chiara quando la voce risuona a una distanza di 10-20 cm. dalla pancia. Se il padre parla vicino al bambino, canta per lui, e se magari aggiunge il contatto della mano sul ventre, la sua presenza sarà ancora più diretta. Allora le risposte del feto non mancheranno, alcune molto evidenti come i calcetti e le capriole per avvicinarsi al punto di provenienza del suono e del contatto.
Ricordo che le frequenze più gravi come quelle del timbro della voce maschile, vibrano nella parte bassa del corpo del feto e soprattutto a livello osseo e muscolare, mentre le frequenze acute (quelle della madre) vibrano nella parte altra e a livello nervoso. Potremmo dire, quindi, che la voce maschile contribuisce al consolidamento della struttura corporea del bambino, offrendo così forza e stabilità.

Così il feto “canta” nel pancione

Articolo tratto da La Stampa

Sono accoccolati nel pancione della mamma, ma sembrano già sentire la musica e reagire ai suoni con dei movimenti simili al canto. Secondo un nuovo studio pubblicato su Ultrasound, questo accade già a 16 settimane di gestazione, se le note arrivano “dall’interno”. Per la prima volta gli scienziati dell’Institut Marquès di Barcellona hanno mostrato infatti che il feto sarebbe in grado di rilevare i suoni già a questa età, e soprattutto di reagire muovendo la bocca e la lingua. A mostrarlo è un video in 3 D realizzato dagli scienziati, che rimbalza sulla stampa internazionale e sta emozionando il web.

Le orecchie del piccolo si sviluppano completamente a 16 settimane, ma finora si riteneva che questo non potesse udire fino a 18-26 settimane di gestazione. Ora il team di Marisa Lopez-Teijon spiega di aver “fotografato” una risposta precoce alla musica trasmessa a livello intravaginale: il feto muove bocca e lingua come se cercasse di parlare o cantare. E smette quando si interrompe la musica. Una scoperta che, al di là dell’emozione nell’assistere a quella che appare come una precocissima risposta alla musica, potrebbe aprire la strada a nuovi metodi per consentire una diagnosi dei problemi di sordità già a livello fetale.