Il canto materno durante la gravidanza

Diversi studi hanno dimostrato che la musica e il canto aiutano la produzione di endorfine che hanno una funzione di antistress e provocano un benessere generale. Durante la gravidanza questo benessere serve sia alla futura mamma sia al bambino: il rilassamento che deriva dall’ascolto musicale o dal canto contribuisce ad abbassare le tensioni, a regolarizzare il battito del cuore e la pressione del sangue. Grazie alla produzione di endorfine, si contrastano la stanchezza e il malumore e si è aiutati a vivere più serenamente la gravidanza.  Il canto ha un ruolo importante anche nella costruzione e nel rafforzamento del legame mamma-bambino attraverso la comunicazione intrauterina. L’ambiente uterino, infatti, non è un luogo silenzioso ma, al contrario, una vera e propria cassa di risonanza grazie al quale il piccolo inizia a comporre la propria “colonna sonora”.

Il canto o l’utilizzo della voce tramite vocalizzi liberi, aiuta ad alleviare i dolori del travaglio e, talvolta, a non provarli affatto. Il canto è una forma di autoanalgesia: cantare libera le endorfine, che svolgono un effetto calmante nell’organismo e attenuano il dolore; inoltre, aumenta la capacità respiratoria, liberando il muscolo del diaframma da tensioni e contrazioni.

Un’altra parte del corpo sulla quale agisce il canto è la gola; attraverso il suono possiamo renderci conto della qualità di rilassamento della gola; è facile comprendere quanto sia importante che questa zona sia rilassata se osserviamo che, nella donna, gola e canale vaginale si “contagiano” cioè, se la gola è distesa lo è anche la zona vaginale, se la gola è contratta la stessa cosa si verifica nella regione vaginale.

Il canto con vocalizzi liberi è anche un mezzo per diminuire l’attività della parte razionale ed aiutare la donna in gravidanza a connettersi con la sua parte istintiva più profonda per lasciar agire le proprie competenze istintive ed innate e andare incontro alla doglia senza opporvisi. La potenza dell’energia del parto viene così assecondata e non contrastata, riducendo i tempi del travaglio stesso.

Infine un ulteriore studio ha rilevato che bambini tra i due e i cinque anni, esposti nella vita prenatale a una certa stimolazione musicale, sono in grado di fare discorsi più organizzati e articolati, sanno memorizzare canzoni lunghe e cantano in modo espressivo.

In varie parti del mondo è usanza di molte civiltà cantare durante la gravidanza e il parto, anche se con modalità diverse. In certe zone è la madre che canta, in altre sono una o più donne che cantano di fronte alla gravida, in altre ancora vengono chiamati a suonare e cantare dei musicisti, soprattutto dal quinto mese di gravidanza in poi. La pratica del canto prenatale si è tramandata di generazione in generazione per molti secoli: ciò sta a testimoniare degli evidenti benefici riportati sia dalla donna sia dal nascituro.

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