I Fiori di Bach in gravidanza

I Fiori di Bach si sono rivelati molto efficaci per   facilitare, sostenere   e  accompagnare tutto il percorso che va dalla gravidanza  fino all’allattamento e i primi mesi di vita del neonato, ma anche dopo. Così come possono essere utili anche alla famiglia  intera (papà e altri figli) in questi momenti di cambiamento.

Il dr.Edward Bach,  affermava che la causa della maggior parte dei disagi fisici  è da ricercare nei conflitti non risolti e in stati d’animo negativi, affermazione che  oggi trova sempre maggiori conferme anche nella medicina ufficiale.

Una donna che attende un figlio, sicuramente vive una fase di grande vulnerabilità, con umori altalenanti e  atteggiamenti ansiosi,  senza contare poi che potrebbe anche  andare incontro a problemi contingenti che possono creare reazioni a volte importanti.

Le essenze floreali sono di grande aiuto per  aiutare a  rasserenare e ad equilibrare gli stati d’animo infondendo un grande senso di protezione interiore e di forza quando la donna si sente esaurita.

I rimedi possono venir presi in diversi modi. Nel caso ci si trovi ad affrontare uno stato d’animo o un problema passeggero, il modo più semplice è mettere 2 gocce di ciascun rimedio scelto in un bicchiere d’acqua e sorseggiarla al bisogno, ( nei casi acuti anche ogni 5 minuti, ma comunque sempre  almeno 4 volte al giorno), fino a miglioramento. Nel caso si usi il Rescue Remedy*, mettere 4 gocce invece di 2.

Nel caso i problemi da affrontare siano di tipo cronico, è consigliabile preparare una bottiglietta del trattamento, molto più conveniente, che farà sì che le preziose boccette dei rimedi durino più a lungo. In questo caso, dovete semplicemente munirvi di una bottiglietta da 30 ml. con contagocce (potete trovarle in farmacia), mettervi 2 gocce di ciascun rimedio selezionato (4 gocce se utilizzate il Rescue Remedy) e riempirla per 3/4 con acqua minerale naturale e 1/4 con  brandy per la conservazione. Da questa bottiglietta prenderete poi 4 gocce 4 volte al giorno. Esistono in commercio anche dei fiori di Bach senza alcool all’interno ( es. ditta Solimè) in questo caso si può utilizzare come conservante per la bottiglietta  l’aceto di mele.

Senza l’utilizzo del conservante, usando solo l’ acqua, la durata di una bottiglietta del trattamento, se tenuta in frigorifero, sarà di circa 2-4 settimane.

*Il Rescue Remedy è il rimedio di emergenza,  è, in realtà, un rimedio composto da cinque rimedi floreali singoli: Star of Bethlehem per lo shock, Clematis per lo smarrimento, Impatiens per l’agitazione, Rock Rose per il terrore e Cherry Plum per non perdere il controllo.
Naturalmente, non è una panacea ed è sempre meglio trattare le cause che sono alla base degli stati emotivi con i rimedi singoli. Tuttavia, quando la situazione diventa critica, può essere il momento giusto per il Rescue Remedy. Certamente, dovrebbe far parte del ‘corredo’ che teniamo pronto in auto per l’eventuale corsa in ospedale, nel cuore della notte. Quattro gocce in una tazza d’acqua o su una compressa fredda aiuteranno il papà a tenere i nervi saldi nell’imminenza del parto. E, se riesce a carpirgli la bottiglietta, anche la mamma ne potrà ottenere un valido aiuto nell’affrontarlo.

Vediamo quali sono i fiori specifici più indicati:

Elm:  quando c’è sovraccarico, la persona ha la sensazione di “in questo momento” non ce la faccio più, non si tratta di sfiducia o di timore e basta, ma è come se si fosse davanti ad una montagna, so che devo scalarla da sola, ma mi sembra  troppo sovraccarico emotivo o fisico. E’ per tutti quegli impegni che  “mi sembrano troppo, ma lo devo fare”, non è che con il fiore posso far sparire  la montagna , ma avrò le capacità, la pazienza, la forza e la costanza  per scalarla e se non ce la faccio mi siedo, attendo che sia il momento migliore. Elm aiuta  affinché non ci si trovi improvvisamente davanti a tutti quegli eventi improvvisi e drammatici come black out, svenimenti ecc. Possono trarre beneficio da questo rimedio anche i “nuovi” papà, o i papà che devono badare agli altri figli, mentre la mamma incinta si riposa.

Mimulus: quando c’è paura del parto, del dolore, del medico, di qualcosa di definito, si possono  associare anche  i fiori Larch ed Elm nel caso si accompagni la sensazione di non essere all’altezza del compito.

Cherry plum: quando si ha la paura di perdere il controllo di sé stessi o della situazione

Willow:  quando ci si sente vittime del destino, si hanno rancori, aiuta a distendere

Impatiens: per chi sopporta male il dolore e per il dolore in caso di emergenza, irritabilità e impazienza

Holly: Quando ci si sente arrabbiati col mondo, si maledice il padre del bambino, tutti quelli che ci stanno intorno, si prova rabbia nei confronti di sè, si desidera che tutti stiano lontani. E’ anche il rimedio che aiuta i bambini che mostrano gelosia o risentimento verso il nuovo nato.

Gorse: per quelle situazioni in cui c’è disperazione e si sente di non poterne uscire

Pine: per i sensi di colpa ingiustificati

Aspen: paura di qualcosa che non c’è ancora, una paura di qualcosa che è ancora  vaga, paura di come sarà quando sarò madre, ecc.. paure incontrollabili che causano forte inquietudine e che  arrivano di notte. Calma l’angoscia e aumenta la fiducia interiore.

Oak:  Quando so che sarò l’unica che può portare a termine quel compito, quindi mi carico del peso e vado.

Wild oat: senso di insoddisfazione, di non essere sulla strada giusta, sarà il momento giusto o no? Crisi di smarrimento

Red chestnut: quando si hanno troppe preoccupazioni per il benessere degli altri, quindi i timori riguardano in modo eccessivo la salute del bimbo in arrivo . Questo fiore  aiuta a proiettare in modo positivo i pensieri per le persone che amiamo.

Walnut: protegge da influssi esterni e aiuta ad accettare i cambiamenti e a  dare il benvenuto a nuove situazioni nella vita  affrontando la fase di trasformazione.

Chicory: è per i bambini (o i papà) che amano sentirsi il centro dell’affetto familiare e si sentono rifiutati e feriti quando invece è il nuovo arrivato ad essere colmato di attenzioni

Crab Apple, il fiore del melo selvatico, sarà invece utile nell’accettare il proprio corpo e i suoi inevitabili mutamenti, spesso vissuti dalla donna come antiestetici, di cui invece andarne fiera

Durante il travaglio e immediatamente prima del parto è indicato Rescue remedy, somministrato preferibilmente puro, anche ogni mezz’ora, a cui aggiungere Aspen e Mimulus per le paure, ma anche Rock Rose se la donna comincia ad avere attacchi di panico. Per il dolore va bene Impatiens e Cherry plum mentre per il rischio di esaurimento energetico Olive. Walnut per rendere fluido e facile il parto

Dopo il parto, ma anche durante  è consigliabile offrire a mamma Star of Bethlehem , che allontana dall’inconscio eventuali traumi o esperienze spiacevoli, donando ad entrambi una rapida ripresa, permette di sopportare l’aspetto traumatico dell’evento e  assorbire eventuali elementi di disturbo dovuti a necessità di intervento medico eccetera. Gli effetti di questo rimedio arriveranno comunque anche al bimbo che succhia il colostro prima e  il latte poi e potrà essere aggiunto anche in alcune gocce all’acqua del bagno o all’olio per il massaggio.

Questo è solo uno dei tanti argomenti di cui si parla nel corso di Yoga in gravidanza

5 risposte a "I Fiori di Bach in gravidanza"

  1. In effetti io ho usato sia il Rescue che Walnut in gravidanza e durante il travaglio e parto, assieme a dei granuli omeopatici tra cui l’arnica montana e mi sono trovata gran bene. Potresti darmi consigli su un fiore consigliato per i cambiamenti che deve affrontare un bimbo di 9 mesi? I fiori di Bach che contengono alcool, dati ovviamente diluiti in boccetta da 30 ml di acqua e poi ulterioremente diluiti nel bicchierino si possono date? Grazie mille!!

    • Ciao Giulia!!!
      Sì puoi darli tranquillamente a tuo figlio direttamente come hai detto, oppure assumerli tu e passarglieli tramite le poppate.
      In pratica: i bambini possono essere aiutati nei cambiamenti con Walnut e nei distacchi con Red Chestnut….
      …ma ora non volermene per quanto sto per dirti: quando un genitore cerca i rimedi adatti per suo figlio, molto spesso vede o proietta nel bambino ciò che non riconosce o non vuole vedere in se stess0. Quasi sempre prima di somministrare i fiori di bach ai figli sono i genitori stessi che dovrebbero assumerli per favorire il processo di guarigione dei propri bimbi (nel tuo caso non si tratta neppure guarigione, ma solo ansia proiettata per un futuro non certo!)
      Altri fiori che potresti trovare utili sono:
      Honeysuckle perchè facilità il distacco
      Mimulus perchè aiuta a superare la paura
      Olive da forza laddove ci si sente esauriti nel fisico e nella mente.

      Sottolineo comunque che non sono una floriterapeuta, quindi nel caso puoi consultare qualche bravo floriterapeuta della tua zona. UN abbraccio forte…. e ti prego non volermene !!!! 🙂
      Claudia

      • Grazia Buddhi/Claudia……non te le voglio…anzi, la tua lettura è perfettamente aderente alla realtà…io ho paura del distacco e di conseguenza ho paura che Stefano ne soffra……come dice mio marito…deve prima di tutto sentire me tranquilla quindi inizio già ora (visto che con il 3 ottobre mi stacco da lui 6 ore la mattina) con Walnut e Red Chestnut. alla fine sono gli stessi che, pochi minuti fa mi ha consigliato una ragazza che conosco e che è floriterapeuta.
        Un abbraccione Giulia

  2. Ciao io ho terrore del parto. A metà aprile dovrei partorire il mio primo figlio e da circa una settimana sto realizzando che manca pochissimo e sono terrorizzata. Il mio compagno e la mia famiglia cercano di tranquillizzarmi in tutti i modi, ma credo stiano peggiorando la situazione perchè mi fanno salire un istinto omicida nei loro confronti che non hai idea. La mia migliora amica che è diventata mamma l’anno scorso mi ha detto di provare con i fiori di bach guna, non so se funzionano ma vorrei fare un tentativo ormai l’ansia mi sta debilitando sia fisicamente che psicologicamente. Se ho ben capito dovrei prendere mimulus e impatiens giusto? Grazie

    • Ciao Tania, forse valuterei anche altri fiori, tipo gorse, aspen, cherry plum… ma dovresti farti consigliare da una floriterapeuta, occorrerebbe fare un breve colloquio per scegliere bene, poi ti consiglierei anche in contemporanea di fare yoga, rilassamento, meditazione adatti per la gravidanza . Non so dove abiti, ma ormai ci sono tanti centri che sono specializzati nella gravidanza.
      Il dolore fisico salvo le condizioni che presentano patologie particolari può essere attenuato e addirittura eliminato in modo proporzionale allo stato di tranquillità della donna.
      La contrazione uterina deve essere accolta, vissuta come aiuto e mezzo meraviglioso per far nascere il bambino. Ci si deve far penetrare e travolgere dalla sua energia, diventare una sola cosa con lei e sentire che essa ci conduce in un vortice di energia, quella che farà nascere il bambino. Occorre dare l’assenso a questo passaggio, se ci si offre a questa energia partecipando con tutte le proprie forze andandole incontro nella gioia, allora la contrazione uterina non troverà più alcun ostacolo e la sua energia potrà scorrere come un fiume in piena in un corpo che si lascia aprire e dilatare. E’ sostanzialmente questo tipo di atteggiamento che può trasformare un travaglio a denti stretti in una serie di sensazioni ed emozioni esaltanti e indimenticabili. Occorre cercare di decodificare il messaggio del dolore e capirne la sua funzione, solo così è possibile una gestione più consapevole della fase della dilatazione e del parto e una accettazione gioiosa di quella che è una delle esperienze più esaltanti della nostra vita, esperienza che ci mette in contatto con l’energia primordiale di inaudita potenza ma che contemporaneamente ci fornisce anche gli strumenti per affrontare questa prova. Fisiologicamente se durante le contrazioni si assume un atteggiamento di accoglienza attiva, ciò aumenterà la produzione di catecolamine e di ossitocina.
      Grazie all’aumento di questi ormoni, durante la pausa tra una contrazione e un’altra, aumenterà anche la produzione di prostaglandine le quali promuovono la contrattilità dell’utero preparando la contrazione successiva, e le endorfine che creano una analgesia naturale proteggendo dal dolore anche il bambino. Quindi si tratta di un tipo di dolore che contiene in sé anche gli strumenti per i suo superamento!
      Il bambino apprende dalla madre come si affrontano le prove della vita, tutto ciò che la madre vive non solo a livello di emozione ma anche di sentimenti lui lo vive insieme a lei.
      Se durante il parto manterrà un atteggiamento fiducioso mantenendosi aperta e fiduciosa, aperta e disponibile ad accettare qualsiasi accadimento, comunicherà a suo figlio questa corretta impostazione spirituale verso la vita e questo positivo atteggiamento interiore di fronte alle difficoltà.

      Durante la fase di dilatazione, per esempio, l’atteggiamento nei confronti della contrazione, DEVE DIVENTARE UN ATTEGGIAMENTO DI ACCOGLIENZA E NON DI PAURA: la madre sa che essa apre il passaggio a suo figlio e che quest’ultimo sta faticando quanto lei per nascere. Il piccolo parteciperà attivamente a tutto questo periodo impegnandosi a superare insieme alla madre ogni spinta. Non si è da soli anche il piccino fornisce un prezioso aiuto per nascere e partecipa attivamente e emotivamente con la madre in tutte le fasi del percorso. E’ importante rendersene conto, e che durante il travaglio si continui a sentirsi insieme e comunicare affettivamente. Si sentirà che si uniscono le proprie energie e ci si sentirà molto più forti, e la continuità della relazione faciliterà anche l’allattamento a richiesta che avviene così spontaneamente.

      Ti lascio questo scritto di Clara Scropetta sul dolore che a mio parere è molto di ispirazione:
      Dolore?
      Dolore fu quando a sedici settimane di gravidanza nacque il mio primo bambino, con un aborto su indicazione medica, provocato dagli ovuli di prostaglandina, io perduta nel mio corpo sconquassato e passivo; dolore fu soprattutto quando dopo tutta una notte e una mattina ancora nulla successe e un medico molto indelicato decise di farmi portare in “sala parto” per sottopormi ad una ispezione vaginale di “controllo”. Sollievo fu per il buon cuore dell’infermiera che mi tenne la mano e per la sua compassione nel concedermi alcune gocce di Valium, dopo.
      Anni dopo nacque Ephrem e no, non provai dolore.
      A chi mai sarà venuto in mente di ricorrere a questa parola inappropriata, limitativa, fuorviante, perfino denigrante verso l’incantesimo della nascita?
      Potere volere lasciarsi precipitare
      nel più profondo
      nel più vasto
      nel più inafferrabile
      e COMPRENDERLO.
      Aprirsi a questa dimensione dell’essere non è ovvio, banale o veloce, pur essendo di per sé semplice.
      Richiede una resa incondizionata.
      Una fiducia smisurata.
      Il rispetto dei tempi necessari.
      Celebrazione e rito.
      E allora diventi mare,
      diventi luce,
      si perdono i confini tra te e il resto.
      Comprendi il tutto in te e comprendi come del tutto sei una parte.
      No. non provai dolore, incontrai la dea e da allora la custodisco amorevolmente.
      Fu lei a rendermi sorda alle voci attorno a me che insistevano su dolore, paura, pericolo.
      Fu lei a rendermi immemore delle esperienze della mia stessa madre, che tanto soffrì da non poterne parlare ancora adesso.
      Fu lei a rendermi percettiva e ricettiva.
      Fu lei ad iniziarmi alla fiducia e alla conoscenza.
      Così accadde che accolsi l’inizio del travaglio con gioia e curiosità, con la meraviglia di un bimbo che vede per la prima volta un fiore.
      Onde delicate e caute mi sommersero, di tanto in tanto irregolari o accavallate tra loro, a tratti incerte, titubanti o maldestre – esitazioni del perineo a distendersi.
      Ma le onde acquistarono forza, e io assieme a loro, e ritrovai la mia voce.
      No, non provai dolore, estasi fu, io il mio sposo e questo piccolo essere uniti sotto la luce della luna.
      E poi nacque Luna. Silenziosa e discreta procedette la dilatazione. Possenti le onde che quindi mi investirono, una vocina turbata dentro di me “ce la farò?” La zittii, mi raddrizzai mi isolai completamente per godere fino in fondo della POTENZA della vita di cui in quel breve, così breve lasso di tempo ero portavoce…e no, non provai dolore, tutto il tempo necessario si annullò in un minuscolo attimo.
      Non riuscii a saziarmi della magia e della maestosità dell’evento in cui ero immersa.
      No, non fu dolore; estasi fu.
      Spesso, troppo spesso succede che questo processo meraviglioso diventi una valvola di sfogo per la sofferenza che ci portiamo dentro, personale, familiare, generazionale, antica.
      Antica.
      E anche di questa sofferenza che fa tanto male in fondo dovremmo rallegrarci, perché mentre la viviamo ce ne stiamo liberando, e congratularci con i nostri alleati, quei medici che ci aiutano a soffrire il più possibile…o forse che?
      Forse che sarebbe meglio alleggerirci della nostra sofferenza in altro modo? Di guarirla per davvero, riconoscendo pienamente la valenza sciamanica dell’esperienza del parto?
      Il parto è uno stato alterato di coscienza e di connessione con il divino il cui potere di guarigione è impressionante.
      Onoriamolo.
      Celebriamolo.
      Troviamo il coraggio di accantonare la paura, figlia della violenza e madre della sofferenza!
      Saranno le endorfine ad occuparsi del mero dolore fisico, ad ubriacarlo e a farci volare.
      Nel processo di separazione tra madre e bambino accantonato il dolore al suo giusto posto mi sembra sia utile “faire le deuil”, ovvero elaborare il “lutto”, accettare il cambiamento, vivere appieno la piccola morte e la piccola rinascita; magari deuil e doglia non si assomigliano solo per caso…
      Clara Scropetta:
      per D&D, la rivista delle ostetriche, giugno 2004

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