Gli effetti della musica nella vita intrauterina

articolo di Filippo Massara

Da quando il noto medico-musicoterapeuta francese Alfred Tomatis, negli anni sessanta, orientò le sue ricerche sul suono al rapporto di quest’ultimo con la vita intrauterina, e stabilì alcuni principi sull’importanza della musica per lo sviluppo fetale, molti studi e approfondimenti sono stati compiuti. Oggi la comunità scientifica è concorde nel ritenere che – come dice il prof. D.Chamberlain – “i bambini non ancora nati sono sensibili, coscienti, comunicativi, intelligenti”.

Durante la vita intrauterina si è notato che nelle ultime 24 settimane gli organi sensoriali dell’udito del nascituro sono anatomicamente formati e funzionanti. Il piccolo è in grado di memorizzare ciò che ascolta e una volta nato ricorda le esperienze sonore prenatali e ne viene gratificato ogni volta che ha la possibilità di riascoltarle. Per queste ragioni in diversi reparti di neonatologia (in Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone) ai piccoli nati prematuri o con qualche problema patologico si fanno ascoltare le registrazioni della voce materna e delle musiche propostegli negli ultimi mesi di gestazione. Sulla base di questi suoni, il piccolo, a intervalli regolari , viene trattato con dolci tocchi manuali. I risultati di questo tipo di massaggi sono strabilianti. Così li riassume il prof. M.Couronne: “Dopo pochi minuti il respiro e la frequenza cardiaca del piccolo si regolarizzano, il colorito torna alla normalità e sono evidenti i segni dello stato di benessere”.

Ma il tocco materno è fondamentale anche per i neonati che non presentino situazioni critiche, ma siano semplicemente agitati per coliche gassose, per difficoltà di sonno, perché ancora traumatizzati dalla nascita. Il tocco manuale sul petto, sull’addome, sulle gambe stimola il rilascio di neuropeptidi che inviano messaggi all’ipotalamo e al sistema immunitario, regolando il peso, il sonno, la respirazione e nello stesso tempo favorendo una reazione armonica con la madre o i genitori. Il tutto si manifesta con un espressione beata sul volto del piccolo.
Altrettanto interessanti sono state le ricerche e i risultati di un gruppo di studiosi guidati dal prof. Brent Logan, direttore dell’istituto di prenatalità di Shohomish (Stato di Washington) sulla stimolazione sonora nell’ultima fase prenatale e postatale con suoni di musiche percussive il cui ritmo non si discosti da quello del cuore umano. Favoriscono lo sviluppo delle sinapsi e dei collegamenti neuronali.

Da qualche decina d’anni, sotto la spinta delle esperienze straordinarie del prof. L.Leboyer e dei suoi allievi, anche nella cultura occidentale è stata introdotta la millenaria abitudine del canto materno come un momento importante e salutare per la madre e il piccolo nella preparazione al parto. E’ l’esperienza del “canto carnatico“, così chiamata perché originaria dell’India meridionale.Così la maestra di canto prenatale Marie-Louise Aucher riassume l’importanza del rapporto madre-figlio attraverso il canto. “Il canto materno sollecita ampie possibilità nella percezione di se. Tutto il sistema neurocerebrale e di conseguenza il sistema immunitario del piccolo ne avranno un beneficio immenso che si rifletterà sul suo futuro sviluppo”.

Il canto di alcune ninna-nanne, preceduto da alcuni esercizi di rilassamento e di respirazione “vibrata” consente alle madri di rilassarsi e di respirare più profondamente senza sforzo. Ne traggono giovamento sia il corpo della madre sia quello del piccolo: maggiore ossigenazione e maggiore elasticità del diaframma (importante per il parto). Il suono della voce, vibrando anche nell’interno del corpo della madre, costituisce un sottile e benefico messaggio sia per lei sia per il nascituro.
Aldilà di ogni esperienza musicale, utilissima, come si è potuto capire per lo sviluppo del piccolo, non si dimentichi mai che nessuna musica può sostituire la voce materna, con quel timbro particolare, che il bimbo conosce e riconosce da quando si sviluppa nella sua “casa placentale”.

Parlate dunque, cantate, sorridete, mormorate nenie e filastrocche, perché il suono della voce materna è il filo conduttore e l’ancora della vita del piccolo prima e dopo la nascita.

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