La vita prenatale è determinante per tutto il resto dell’esistenza dell’individuo

Esistono molti studi e ricerche al riguardo che dimostrano come spesso problemi psicologici, di relazione, di alimentazione dei bambini,  degli adolescenti e anche degli adulti,  a ben guardare si riferiscono sempre a problemi di relazione sorti nell’utero della madre

E’ importante  prendere da subito consapevolezza delle trasmissioni psichiche e verbali inconscie e non, che intercorrono tra mamma e bambino, già a partire dai primi mesi della gravidanzaccorre  instaurare col nascituro fin dal concepimento un rapporto profondo, perchè il bambino quando nasce ha già un passato di nove mesi che spesso determina quello che sarà la sua persona futura!

Gli ultimi studi rivelano infatti quanto spesso le dipendenze, i problemi di comunicazione e relazione con noi stessi e gli altri, e i disagi dell’età adulta, celino dei traumi rimossi avvenuti al momento della nascita o durante la vita prenatale. Tutto ciò che accade tra il concepimento e i primi anni di vita, lascia un segno indelebile sulla nostra “matrice” e pone le basi per possibili traumi successivi. Si potrebbe dire che così come veniamo concepiti, così come viviamo il periodo prenatale e soprattutto la nostra nascita, così ci ritroveremo poi a vivere e a sperimentare il mondo.

L’ansia e lo stress della madre si comunicano al nascituro già dai primi mesi di vita per via empatica, mediante un processo trasmissione psichica, ma anche via ormonale   (i suoi  ormoni dello stress  invadranno il sistema del bambino rendendolo nervoso ed eccitato ) e via battito cardiaco, se quest’ultimo è stato accelerato da uno spavento, anche il cuore del figlio comincerà a pulsare più velocemente. Fortunatamente  anche le emozioni gioiose della madre raggiungono il feto: le endorfine vengono inviate al figlio e lo rivitalizzano ogni volta che essa è felice o lo pensa con amore.

Ma ciò che mette in pericolo il bambino non sono certo gli stress occasionali,  lo potrebbe diventare invece un evento tragico o doloroso vissuto un tempo maggiore: quello che lo influenza negativamente  è soprattutto  il senso di abbandono che potrebbe vivere il feto in circostanze di stress prolungato della madre, la quale può rimanere tanto sconvolta da rinchiudersi in se stessa e dimenticare  il bambino.

E’ quindi sempre consigliato anche in caso di stress occasionali,  mantenere aperti i canali di comunicazione col figlio mandandogli messaggi amorevoli e rassicuranti; in questo modo egli non si sentirà solo e lo aiuteremo a non vivere lo stesso stato di stress  materno.

Le ricerche hanno inoltre confermato che i  bambini nati da madri che non li hanno vissuti affettuosamente durante la gestazione, ma li hanno semplicemente trasportati, senza porgere loro alcun  segno d’amore o gioiosa accettazione, sono bambini che presentano maggiore instabilità emotiva meno socievoli e più insicuri con problemi anche di alimentazione psicologico o fisico.

I genitori con l’arrivo del bambino hanno quindi la grande possibilità di guarire e comprendere innanzitutto i propri traumi e contemporaneamente di proteggere la specie donando ai nuovi arrivati più amore, attenzione e accettazione. Ricorda che il feto è sempre in ascolto e desideroso di comunicare con i suoi genitori, e anche se non comprende forse il significato delle parole materne/paterne, ne percepisce sicuramente le loro “vibrazioni” d’amore.

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