Affettività materna

Renè Spitz, (Vienna 1887-Denver 1974) psicoanalista statunitense di origine austriaca, si soffermò molto sull’importanza che riveste per il bambino, soprattutto nei primi mesi di vita, ma anche durante la gravidanza, l’atteggiamento affettivo della madre. La madre, che serve da orientamento per il lattante, rappresenta l’“ambiente” ( tutte le influenze ambientali e culturali arrivano al bambino attraverso la madre o il suo sostituto),  ed è quindi determinante l’influenza che il suo atteggiamento esercita sullo sviluppo psichico del bambino.

Spitz effettuò alcuni studi su alcuni bambini ricoverati in istituti perché abbandonati dai genitori o in quanto figli di detenute. Questi bambini potevano soddisfare ogni loro pulsione primaria, perchè venivano nutriti, cambiati ecc.. ma nonostante ciò potè verificare che entravano spesso  nella cosiddetta depressione anaclitica (quadro clinico che si riscontra in casi di carenza affettiva). Tali comportamenti sono, in ordine progressivo: lamentele e richiami (primo mese di separazione) pianto e perdita del peso (secondo mese) rifiuto del contatto fisico, insonnia, ritardo dello sviluppo motorio, tendenza a contrarre malattie, assenza di mimica, perdita continua di peso, posizione prona (terzo mese) cessazione del pianto e rare grida, stato letargico (dopo il terzo mese).  Se entro il quinto,  sesto mese di separazione il piccolo trova la sua figura di attaccamento o qualcuno che la sostituisca, questi sintomi scompaiono; se la separazione si protrae per più tempo alcuni di essi restano.

Questo studio ci permette di comprendere immediatamente quanto in un bambino il bisogno affettivo di calore, di relazione, di contatto, venga ancora prima di altre esigenze come quelle nutrizionali. Essere portati, cullati, accarezzati, essere tenuti, massaggiati, sono tutti nutrimenti per i bambini piccoli, indispensabili, come le vitamine, i sali minerali e le proteine, se non di più.

Un bambino che è stato desiderato, che viene accolto, coccolato, ascoltato, nasce pensando di valere molto. Rispetterà e amerà se stesso proprio perché lo è sempre stato sin dall’alba della sua esistenza: da quando per la prima volta si è affacciato alla Vita nel grembo di sua madre. Un bambino gioiosamente amato già prima della nascita sarà di certo più felice di un bambino appena tollerato, accettato con rassegnazione o addirittura rifiutato.

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