La sacralità della gravidanza, del parto e dell’allattamento.

Il tempo della gravidanza non è semplicemente un tempo di attesa per poter vedere finalmente il proprio figlio, ma si tratta di un tempo molto intenso in cui si deve imparare ad amare e conoscere il proprio bambino, e dove si può e si deve iniziare un rapporto di accoglienza e di rispetto per lui.

La gravidanza prima, così come l’educazione poi, non devono neppure essere tempi in cui si proiettano sul nascituro le proprie aspettative o i propri desideri, magari per riscattare i propri insuccessi o frustrazioni, ma semplicemente tempi dove amare e creare un ambiente positivo per il bambino e per la coppia. Accogliere questa nuova vita, amarla e apprezzarla è il primo messaggio educativo che rappresenta la base dell’esistenza futura dell’essere umano ed è l’obiettivo principale dell’educazione prenatale.

Nonostante ti puoi aspettare da un corso di accompagnamento prenatale di apprendere tecniche respiratorie o metodi per far nascere il tuo bambino… Durante la gravidanza tu non devi preoccuparti di imparare proprio nulla, se non il lasciare che le cose accadano. Devi renderti conto che indipendentemente dalle tue azioni, o dalle tue conoscenze, c’è già “qualcosa di molto saggio” dentro di te, che sta facendo il proprio compito: meccanismi perfetti e sofisticati fanno annidare il bambino, lo fanno crescere dentro di te, così come lo faranno anche nascere. Non è quindi corretto avvicinarsi e far avvicinare le future madri ad un “rito sacro” quale è quello della nascita, con l’illusione di poter controllare tramite tecniche o metodi quello che è “incontrollabile”. Tu devi solo ritrovare la fiducia in te stessa, nel sapere quando, come e cosa è giusto fare. Durante tutta la gravidanza l’unica tua preoccupazione dovrà essere solo quella di prepararti al silenzio e all’ascolto: solo così potrai trovare la tua strada per incontrare te stessa e il tuo bambino, una strada che non è necessariamente la stessa per donne diverse o addirittura per la stessa donna in due gravidanze differenti.
Se impari ad ascoltarti, saprai ascoltare anche il tuo bambino, conoscerai quali movimenti o quali posizioni gradisce e quali lo disturbano, saprai quali musiche preferisce e quali lo infastidiscono, saprai comunicare con lui quando avrà voglia di giocare e farsi coccolare con te, conoscerai quali sono i suoi gusti in fatto di cibo e anche di rapporti con le altre persone, saprai nel momento del parto agire per il meglio tuo e di tuo figlio.

E’ importante mantenere questo dialogo anche durante il travaglio, se comunichi affettivamente e continui a sentirti insieme a lui durante il parto, se unisci le tue energie con le sue energie vi sentirete molto più forti, imparando a lasciar fare, ad avere fiducia, ad abbandonarvi, a non ostacolare il processo naturale della nascita.

È essenziale comprendere che il parto non è una questione di tecnica ma un evento sacro, un rito, un mistero. La nascita è uno dei momenti più alti e più intensi di tutta l’esperienza umana, così come lo è la morte: in entrambi i casi c’è qualcosa di estraneo, di impossibile da dirigere, da comprendere, o da controllare e che tuttavia accade nostro malgrado. In entrambe queste esperienze ci dobbiamo affidare per poter superare con serenità una soglia oltre la quale c’è una ignota trasformazione, un cambiamento, un inizio di un altro modo di essere. Può essere che temi di non riuscire a far fronte ad una esperienza che sembra più grande di te e che non puoi sapere fin dove ti porta. È uno di quei momenti speciali nella vita, in cui occorre affidarsi, senza mai perdere la fiducia nella bontà di tutto ciò che avviene, anche quanto gli eventi possano essere diversi dalle nostre aspettative personali o apparirci incomprensibili sul momento. La nostra mente “ignorante” non può conoscere le conseguenze future di ciò che sta accadendo e quindi non ha diritto di etichettare nulla. Esistono solo delle “esperienze”, siamo noi che pur non avendo strumenti adeguati, diamo le definizioni di positivo o negativo. Queste esperienze, se spogliate dai nostri giudizi che sono sempre mossi dalle forti emozioni che ci attraversano, e che ci fanno indossare un paio di lenti colorate e deformanti che non ci permettono di vedere le cose così come realmente sono, risultano spesso essere degli strumenti invece adeguati e giusti per noi in quel dato momento, capaci di farci evolvere. Nel travaglio e nel parto dovrai quindi trovare il tuo modo per aprirti a questa grande forza che è la “vita” che ti attraversa, devi trovare il tuo modo di offrirti totalmente, e di non ostacolare, ma anzi di favorire lasciandoti trasportare da questa forza travolgente. Si tratta di una prova iniziatica in cui tu con il tuo stesso esempio comunicherai a tuo figlio questo positivo atteggiamento interiore di fronte alle difficoltà nella vita. Dovrai offrirti totalmente alle contrazioni, cioè a quelle onde, come afferma Leboyer, “col cui ritmo la donna può entrare in rapporto entrando in una sorta di danza alla quale legherà respiro e posizioni del corpo”.

Il silenzio e l’ascolto di sè che sono stati compagni fidati durantre tutta la gravidanza e il parto potranno essere anche un ottimo strumento durante allattamento e nell’accudimento del tuo bambino. Solo tornando all’ascolto e al silenzio, sarai in grado di essere, come è giusto che sia, lo specialista nella cura di tuo figlio. Spesso la neo-mamma dubita delle proprie capacità e si sente inadeguata. Spesso preferisce affidarsi al consiglio di altri, dei libri o di specialisti solo perchè si lascia convincere da chi le sta attorno che non è capace o competente per occuparsi di suo figlio. Ecco perchè allora è necessario ancora una volta tornare all’ascolto di sè e del proprio piccolo abbandonandosi totalmente al coinvolgimento emotivo con lui.
In fondo i suoi bisogni non sono altro che stare a contatto pelle a pelle con te, la sua mamma, ritrovando quel calore, quell’odore e quei suoni che lui già ben conosce e che lo fanno sentire al sicuro, ancora deve succhiare (quindi essere alimentato), essere accudito e pulito, ma soprattutto deve essere coccolato, toccato, massaggiato.

Allattare è la migliore meditazione per una madre: è un momento di silenzio e di ascolto ricettivo. Non appena si riesce a superare la fase di ribellione in cui si considera quest’arte come una perdita di tempo, si può riscoprire che la tranquillità che ne deriva è il miglior regalo che si possa fare a se stesse. Puoi così imparare a sgombrare la mente da mille e più pensieri che si succedono vorticosamente, a non avere fretta, a comprendere, dare e amare senza pretendere nulla in cambio. Impari a vivere l’attimo presente.
L’allattamento è una forma ineguagliabile di comunicazione tra te e tuo figlio che coinvolge tutti i vostri organi di senso e che mette il bambino in rapporto con l’esterno. Coinvolge il tatto attraverso l’esplorazione dei corpi, l’olfatto tramite il riconoscere l’odore della pelle e del latte, la vista considerando che la messa a fuoco ottimale è esattamente quella dal seno al viso della madre . l’udito con l’ascolto profondo e costante del battito del cuore.
Il latte è un alimento in risonanza col cuore della madre, quando la mamma accetta il bambino in modo profondo e completo il cuore interviene energeticamente e contribuisce a formare il latte. Non a caso nell’agopuntura per curare i problemi di allattamento si utilizzano i meridiani del cuore. Il bambino quindi deve essere concepito, dato alla luce, ma anche poi successivamento nutrito nell’amore!

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