Musica e visualizzazioni riducono ansia e insonnia

La musicoterapia, se associata anche a tecniche visuali di relax può ridurre significativamente i sintomi legati alla fibromialgia come dolore, depressione, ansia e difficoltà nel dormire. Ma, è chiaro che se funziona per questo tipo di pazienti può funzionare anche per chi ha altri problemi minori, come stress, dolori vari e, naturalmente, anche ansia.

Lo studio sperimentale è uno dei primi a essere stato condotto in Europa, combinando le due tecniche: la musicoterapia e la visualizzazione in relax. Queste due pratiche insieme hanno dimostrato di rafforzare il benessere personale dei pazienti con fibromialgia e migliorare la qualità della loro vita. I ricercatori spagnoli dell’Università di Granada fanno notare che questa patologia richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge non solo i medici ma anche fisioterapisti, dottori in scienze motorie, psicologi e altri operatori sanitari. La possibilità quindi di insegnare ai pazienti una sorta di auto-terapia che possono fare a casa propria permette di risparmiare risorse e denaro.
Fonte: lastampa.it (sezione benessere)

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Il feto ci ascolta e impara

I risultati delle ricerche e delle sperimentazioni, compiute negli ultimi 30 anni nel campo della neurobiologia e della psicologia prenatale, hanno rivoluzionato il modo di considerare l’alba della vita, quel periodo di nove mesi in cui il feto si sviluppa nel ventre materno. Tutte le attuali evidenze sembrano confermare una precoce e attiva presenza di un nucleo esperienzale, emozionale e psichico neonatale, e, dunque, una continuità significativa tra la vita psichica prima e dopo la nascita.

Da diversi anni molti ginecologi, ostetriche ed esperti della prenatalità italiani e stranieri sottolineano l’importanza della musica e della voce materna (parlata e cantata) per i loro ampi effetti positivi, che hanno sul “bambino prenatale” e sul suo futuro.

Tutto ciò può essere riassunto con il titolo del recente libro “Il feto ci ascolta e impara…”, che riassume gli studi ultraventennali di un gruppo di ricercatrici della Divisione di Psicologia clinica presso l’Università di Brescia, guidate dal Prof. P. Imbasciati.

(…) Che il feto abbia una vita psichica è oggi universalmente acquisito. Che si possa chiamare “mente” dipende da come la si definisce. Che questa mente sia acquisita attraverso una progressione di apprendimenti fetali e che la struttura funzionale che ne consegue moduli successivamente tutto lo sviluppo dell’individuo, è nozione ormai condivisa da tutti gli studiosi, ma non ancora assimilata dalla nostra cultura. Questo libro descrive il processo di costruzione delle funzioni mentali che si sviluppano nel feto e come gli apprendimenti che le determinano dipendano essenzialmente dalle relazioni del feto con la gestante, e poi del bambino coi suoi caregiver. Tale descrizione è basata e collegata con le ricerche sperimentali. In particolare viene descritta una lunga e laboriosa ricerca condotta dagli autori. Il fuoco dello sviluppo fetale che qui si descrive è posto sugli apprendimenti auditivi del feto: per questo, come nel titolo, ogni genitore dovrà tener conto che “il feto ci ascolta… e impara”. (…)

 

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Il canto materno durante la gravidanza

Diversi studi hanno dimostrato che la musica e il canto aiutano la produzione di endorfine che hanno una funzione di antistress e provocano un benessere generale. Durante la gravidanza questo benessere serve sia alla futura mamma sia al bambino: il rilassamento che deriva dall’ascolto musicale o dal canto contribuisce ad abbassare le tensioni, a regolarizzare il battito del cuore e la pressione del sangue. Grazie alla produzione di endorfine, si contrastano la stanchezza e il malumore e si è aiutati a vivere più serenamente la gravidanza.  Il canto ha un ruolo importante anche nella costruzione e nel rafforzamento del legame mamma-bambino attraverso la comunicazione intrauterina. L’ambiente uterino, infatti, non è un luogo silenzioso ma, al contrario, una vera e propria cassa di risonanza grazie al quale il piccolo inizia a comporre la propria “colonna sonora”.

Il canto o l’utilizzo della voce tramite vocalizzi liberi, aiuta ad alleviare i dolori del travaglio e, talvolta, a non provarli affatto. Il canto è una forma di autoanalgesia: cantare libera le endorfine, che svolgono un effetto calmante nell’organismo e attenuano il dolore; inoltre, aumenta la capacità respiratoria, liberando il muscolo del diaframma da tensioni e contrazioni.

Un’altra parte del corpo sulla quale agisce il canto è la gola; attraverso il suono possiamo renderci conto della qualità di rilassamento della gola; è facile comprendere quanto sia importante che questa zona sia rilassata se osserviamo che, nella donna, gola e canale vaginale si “contagiano” cioè, se la gola è distesa lo è anche la zona vaginale, se la gola è contratta la stessa cosa si verifica nella regione vaginale.

Il canto con vocalizzi liberi è anche un mezzo per diminuire l’attività della parte razionale ed aiutare la donna in gravidanza a connettersi con la sua parte istintiva più profonda per lasciar agire le proprie competenze istintive ed innate e andare incontro alla doglia senza opporvisi. La potenza dell’energia del parto viene così assecondata e non contrastata, riducendo i tempi del travaglio stesso.

Infine un ulteriore studio ha rilevato che bambini tra i due e i cinque anni, esposti nella vita prenatale a una certa stimolazione musicale, sono in grado di fare discorsi più organizzati e articolati, sanno memorizzare canzoni lunghe e cantano in modo espressivo.

In varie parti del mondo è usanza di molte civiltà cantare durante la gravidanza e il parto, anche se con modalità diverse. In certe zone è la madre che canta, in altre sono una o più donne che cantano di fronte alla gravida, in altre ancora vengono chiamati a suonare e cantare dei musicisti, soprattutto dal quinto mese di gravidanza in poi. La pratica del canto prenatale si è tramandata di generazione in generazione per molti secoli: ciò sta a testimoniare degli evidenti benefici riportati sia dalla donna sia dal nascituro.

Promozione per le neo- e future mamme

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La scienza dice che il cucciolo dell’uomo nutrito costantemente e quotidianamente di musica, fino dai primi giorni di vita, o ancora prima di nascere, amplia le sue capacità mentali e di memorizzazione, la disponibilità agli affetti e alla comunicazione.

Cullatelo, stringetelo al seno al suono di dolci parole e cantategli delle ninnananne anche quando è ancora in pancia…. Non esistono armonie, ritmi, musiche in grado di sostituire il suono della madre. Suggeriamo alla madre l’idea di imparare a cantare le ninnananne proposte nel CD, il piccolo a poco a poco si renderà conto che il suono non gli giunge da una fonte che non conosce, ma dalle labbra di chi ha continuo contatto con lui e identificherà in quella persona la fonte del suo benessere.

Nei primi mesi di gravidanza e di vita, nell’epoca in cui il linguaggio verbale come scambio di comunicazione tra madre e piccolo, non è ancora possibile, la musica rappresenta un mezzo unico e straordinario con cui stabilire un rapporto intimo tra adulto e neonato. Se giorno dopo giorno i genitori osservando il piccolo che cresce noteranno la sua vivacità intellettiva, disponibilità alla comunicazione, predisposizione all’affettività, devono sapere che tutte queste aperture alla vita hanno come punto di partenza e come costante la stimolazione musicale.

 

La voce del papà durante gravidanza

Se la voce della madre è senza dubbio la carezza più gradita del bambino, diverse ricerche hanno dimostrato che anche il padre parlando può iniziare un contatto con il proprio figlio. Nei casi studiati si è osservato che il bambino, sollecitato in utero dalla voce del padre che gli diceva semplicemente delle parole in modo dolce e sereno, era capace di riconoscere quella voce e di reagire
emotivamente poche ore dopo la nascita. Infatti se il bambino piangeva la voce del padre riusciva a calmarlo, in quanto quel gradevole suono familiare lo rassicurava dandogli un senso di protezione.
Sappiamo che le frequenze basse sono quelle che giungono con maggior facilità al feto attraverso il filtro del liquido amniotico.  La percezione diventa più chiara quando la voce risuona a una distanza di 10-20 cm. dalla pancia. Se il padre parla vicino al bambino, canta per lui, e se magari aggiunge il contatto della mano sul ventre, la sua presenza sarà ancora più diretta. Allora le risposte del feto non mancheranno, alcune molto evidenti come i calcetti e le capriole per avvicinarsi al punto di provenienza del suono e del contatto.
Ricordo che le frequenze più gravi come quelle del timbro della voce maschile, vibrano nella parte bassa del corpo del feto e soprattutto a livello osseo e muscolare, mentre le frequenze acute (quelle della madre) vibrano nella parte altra e a livello nervoso. Potremmo dire, quindi, che la voce maschile contribuisce al consolidamento della struttura corporea del bambino, offrendo così forza e stabilità.

Così il feto “canta” nel pancione

Articolo tratto da La Stampa

Sono accoccolati nel pancione della mamma, ma sembrano già sentire la musica e reagire ai suoni con dei movimenti simili al canto. Secondo un nuovo studio pubblicato su Ultrasound, questo accade già a 16 settimane di gestazione, se le note arrivano “dall’interno”. Per la prima volta gli scienziati dell’Institut Marquès di Barcellona hanno mostrato infatti che il feto sarebbe in grado di rilevare i suoni già a questa età, e soprattutto di reagire muovendo la bocca e la lingua. A mostrarlo è un video in 3 D realizzato dagli scienziati, che rimbalza sulla stampa internazionale e sta emozionando il web.

Le orecchie del piccolo si sviluppano completamente a 16 settimane, ma finora si riteneva che questo non potesse udire fino a 18-26 settimane di gestazione. Ora il team di Marisa Lopez-Teijon spiega di aver “fotografato” una risposta precoce alla musica trasmessa a livello intravaginale: il feto muove bocca e lingua come se cercasse di parlare o cantare. E smette quando si interrompe la musica. Una scoperta che, al di là dell’emozione nell’assistere a quella che appare come una precocissima risposta alla musica, potrebbe aprire la strada a nuovi metodi per consentire una diagnosi dei problemi di sordità già a livello fetale.

Partorirai con dolore….È forse una punizione Divina?

Assolutamente no! Anzi è uno strumento necessario affinchè il parto possa procedere al meglio e in modo naturale.

Il dolore del parto ha caratteristiche uniche in natura in quanto non è sintomo di alcuna patologia, ma un segno del naturale progredire della nascita. Si presenta come dolore intermittente, con pause tra una contrazione e l’altra dove il dolore arriva a scomparire completamente e garantisce l’avvio di una vera e propria forma di analgesia endogena naturale, ottenuta attraverso la produzione di endorfine, ovvero gli ormoni della felicità dotati anche di un potente effetto analgesico.

La funzione del dolore nel travaglio permette anche alla donna di ricercare la modalità di parto più funzionale,  cioè la posizione meno dolorosa utile al progredire corretto del travaglio, quella che favorisce la creazione di spazi adatti ad aiutare la fuoriuscita del bambino.

Il nemico del parto non è il dolore, ma la paura, l’ansia e la tensione. Reazioni queste che attivano nel nostro corpo un meccanismo che rilascia  altri ormoni che hanno l’effetto di difesa per “combattere” il pericolo percepito: il corpo si irrigidisce, fino ad aumentare il dolore e ostacolare il processo del parto.
Quando una donna è invece rilassata, il suo organismo rilascia gli antidolorifici naturali prodotti dal corpo stesso, le endorfine, che interagendo con altri ormoni contribuiscono a distendere i muscoli e facilitare il parto.

Esistono tecniche che aiutano a garantire una partecipazione attiva e consapevole della donna all’esperienza della nascita, favoriscono il rilascio di endorfine, sostituiscono le credenze negative apprese sul parto, offrono strumenti in grado di diminuire lo stress e risparmiare energia utile alla donna nel parto. Sono l’utilizzo corretto e consapevole della respirazione, il rilassamento, le affermazioni/visualizzazioni positive, l’ascolto musicale, il canto e le vocalizzazioni .

Ricorda che Il dolore del parto non potrà mai essere più grande di quello che una donna riesca a sopportare, semplicemente perché quel dolore è il tuo stesso corpo a produrlo. Come si potrebbe sopravvivere se dovessimo “subire passivamente” un dolore insopportabile? Ricorda che tu sperimenterai ondate di dolore ma dipende da te come affrontarle: lasciandole agire… tu diventi mare e non più la barca nella tempesta!

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